Le Dieci opinioni dopo Juventus – Napoli

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La doccia fredda dell’Allianz Stadium, i soli 17 giocatori di movimento, Vergara che ci prova e quella (amara) consapevolezza che lo scudetto è ormai scucito dal petto. Ecco le nostre Dieci Opinioni sulla pesante sconfitta di Torino.

  1. NON SARÀ MAI UNA PARTITA COMUNE. Non è una partita ma è LA partita. Napoli – Juve resta ancora oggi una delle partite più affascinanti della Serie A. È la rivalità calcistica italiana per eccellenza e aldilà dei colori, quando queste due squadre scendono in campo, lo spettacolo è quasi sempre assicurato.
  2. I PROCURATORI. Ci risiamo! Nei momenti di maggior tensione della squadra azzurra riappaiono i procuratori, persone che amano il vile denaro e che speculano sulla passione e soprattutto sulla pazienza (poca) dei tifosi. Le opinioni espresse potranno essere anche condivisibili ma la tempistica, quella della conferenza stampa, è stata sbagliata. AH, IL CALCIO MODERNO!
  3. LA FORMAZIONE. Le scelte, purtroppo, sono quelle: 3-4-2-1, ritorna Meret tra i pali (complice l’infortunio di Milinkovic Savic), trio di difesa con Di Lorenzo, Buongiorno e Juan Jesus. Dalla mediana, confermati i protagonisti della quasi disfatta di Danimarca, con Gutierrez-Spinazzola sugli esterni e il tridente Vergara – Elmas – Hojlund. Nel secondo tempo, spazio a Beukema, Lukaku (alla prima in campionato) e al nuovo acquisto Giovane.
  4. NAPOLI A E NAPOLI B. La malaciorta è la compagna di avventura degli azzurri di quest’anno che con l’ennesimo infortunio sono arrivati a 15 giocatori ai box per un totale di 415 minuti lontano dai campi. A questi vanno aggiunti Ambrosino e Marianucci, fuori rosa per scelta tecnica. Unica nota positiva, il rientro di Lukaku.
  5. LA JUVE. La cura Spalletti si è fatta sentire. Dopo un inizio timido, i bianconeri hanno scalato la classifica riportando entusiasmo dalle parti dell’Allianz. L’allenatore ha non solo giovato sulla mente dei suoi giocatori facendo ritrovare in loro quella fiducia che sembrava persa ma anche modificato alcune posizioni in campo in modo da ottenere il massimo dalla propria rosa.
  6. LA PARTITA. Intensità ed equilibrio ma la Juve gioca meglio e trova subito il vantaggio. Il Napoli non è mai pericoloso e nel secondo tempo gli azzurri, complici anche la stanchezza, affondano subendo altre due reti. Manca un rigore sull’1 a 0.
  7. IL RISULTATO. Giusto? Forse si , forse no… Sta di fatto che il Napoli non è mai stato pericoloso dalle parti di Di Gregorio. Al contrario, i bianconeri capitalizzano quasi tutto quello che riescono a creare. Se il rigore fosse stato dato, forse, la partita avrebbe preso un’altra piega…ma al fischio finale, conta quello visto in campo e non quello che potevo essere.
  8. IL CALCIOMERCATO. Ieri sera, il Napoli è arrivato a Torino con solo 17 giocatori di movimento di cui due, pescati dalla primavera. Intervenire in questa finestra diventa di vitale importanza anche per far rifiatare chi sta giocando senza sosta. Tempistica sbagliata la cessione di Lang e Lucca nella settimana che ha portato al match nel capoluogo piemontese.
  9. L’UOMO PARTITA. Vergara. Forse per quel sentimento di appartenenza simile ai 2099 presenti nello spicchio del settore ospiti dell’Allianz, il giovane azzurro è l’unico che in campo ci mette l’anima, aggredendo e creando le poche ma sterili occasioni dei partenopei. Da un suo tiro, l’unico tiro pericoloso del primo tempo.
  10. OPINIONE FINALE. Siamo a un bivio. In un clima di totale incertezza, la maglia azzurra resta l’unica bussola, l’unica cosa che conta davvero. Gli anni passano, i protagonisti cambiano, ma il sentimento è una costante che non sbiadisce. Noi non tifiamo per moda, ma per un ideale. Come in ogni vera storia d’amore, fatta di picchi e di baratri, si resta uniti proprio quando il momento si fa delicato. Chi non ha il coraggio di lottare (e di tifare) faccia un passo indietro; lasci il campo (e la voce) a chi c’è sempre stato. Nel bene e nel male, oltre ogni ostacolo: l’amore per questa maglia non avrà mai fine

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