La consapevolezza

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L’aria è elettrica, il 9 novembre 1986, allo Stadio Comunale di Torino.

È la nona giornata di campionato e la Juventus, detentrice dello scudetto, ospita il Napoli, la grande incompiuta, che da 29 anni non riesce a vincere in trasferta contro i bianconeri. Ma quest’anno è diverso: è l’anno in cui il Napoli di Diego Armando Maradona sembra finalmente pronto a combattere per il titolo.

La partita si annuncia come un vero scontro tra titani, un duello a distanza tra il Pibe de Oro e Michel Platini, il Re del calcio europeo.

Fin da subito, la gara è vibrante. Le due squadre si affrontano a viso aperto, con la Juventus che cerca di imporsi con la sua tradizionale solidità mentre il Napoli risponde colpo su colpo, guidato dalla classe cristallina del suo numero 10, un dio sceso in terra.

Il primo tempo si chiude sull’1-1, con una rete di Michael Laudrup per la Juventus, a cui risponde un ispiratissimo Giordano, su una mezza rovesciata da calcio d’angolo che si prende gli applausi dello spicchio di stadio riservato ai 25000 tifosi 081.

La ripresa si apre con un’altra perla del Napoli, ancora una volta con Giordano, che porta gli azzurri in vantaggio. Il Comunale, solitamente roccaforte bianconera, è ormai ammutolito.

A chiudere definitivamente i conti, ci pensa Volpecina, che a pochi minuti dal fischio finale insacca la rete del 3-1 finale.

È il tripudio, la festa che esplode in uno stadio, lo storico Comunale di Torino, in cui non era mai successo che il Napoli vincesse con un simile punteggio. È l’impresa che segna la svolta, il momento in cui gli azzurri prendono coscienza della loro forza, volando in testa alla classifica e staccando la Juventus di due punti. Da quel giorno il Napoli non si fermerà più, e al termine della stagione cucirà il primo scudetto sulla maglia, compiendo un’impresa che resterà per sempre nella storia del calcio italiano.

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