Una partita surreale che purtroppo mostra l’effettiva situazione in casa partenopea. Ecco le nostre dieci opinioni sul match di ieri sera.
- COPENAGHEN. Dopo 10 anni dalla prima volta, il Napoli è ritornato a giocare in Danimarca per la seconda volta nella sua storia (europea) e lo fa in uno degli stadi più caldi della penisola scandinava contro la squadra più tifata della nazione. Stadio sold out per l’ultima europea dei Leoni in casa.
- LA CHAMPIONS. Quella musichetta, quella voglia di fare bene oltre i confini italici…queste le motivazioni degli azzurri nella settima giornata del nuovo format della Champions, il tutto però partendo però da un dato ben preciso: il Napoli (al di là della dietrologia e dell’idea della cattiva gestione di Conte) è la squadra che in trasferta soffre di più con ben 3 sconfitte in altrettanti match lontani da Fuorigrotta. Altro dato per gli amanti delle statistiche: gli azzurri non vincono in una trasferta europea dalla vittoria di Berlino ai tempi di Garcia. E dopo ieri sera, il tabellino si aggiorna: 4 sconfitte su 4 partite lontano dal Maradona.
- GLI UOMINI CONTATI. Colpita da un’annata tormentata, la compagine azzurra si presenta a questo appuntamento con gli uomini contati. Antonio Conte, tuttavia, forte della sua grande esperienza, ha cercato di allontanare il pessimismo: in conferenza stampa ha richiamato il gruppo alla massima unità, chiedendo un contributo decisivo anche a chi, finora, ha trovato meno spazio
- LA FORMAZIONE. Non si sconfessa il 3-4-2-1 ma si cambiano gli interpreti per l’ennesima volta: dentro Beukema, Buongiorno e Gutierrez mentre Spinazzola va a destra. Unica punta, il danese Hojlund, ex di turno. Esordio europeo per Vergara in coppia con Elmas, uscito però dolorante contro il Sassuolo. Come da copione, a partire dal 65esimo ridisegna i suoi con gli ingressi di Lang, Olivera, Lucca e Ambrosino.
- IL COPENAHGEN. A discapito della posizione in classifica, e di quasi 2 mesi di inattività, i danesi giocano un discreto calcio frutto di un buon mix tra esplosività, esperienza, velocità e voglia di mettersi in mostra. Squadra abbastanza giovane che annovera individualità promettenti come il 17enne Dadason ma anche giocatori esperti come il centrocampista della nazionale danese Delaney che ieri sera si fa espellere per un fallaccio su Lobotka.
- LA PARTITA. Parte meglio il Napoli ma solamente al 38esimo si porta in vantaggio grazie al solito McTominay. Nella seconda frazione, nonostante l’inferiorità numerica, i padroni di casa reagiscono allo svantaggio iniziale, conquistano un rigore, pareggiano e a tratti, sembrano di poterla vincere. I cambi partenopei non incidono.
- IL RISULTATO. 1 a 1, 2 punti persi? Si lo possiamo dire. Superiorità numerica sprecata e poca lucidità sotto porta. Chiedere a Lucca per eventuali informazioni.
- LA CLASSIFICA. 8 punti quando potevano essere 10. Ora serve un miracolo per la qualificazione ovvero, vincere l’ultima giornata contro il Chelsea in casa.
- L’UOMO CHIAVE. Scompare, sembra spento ma all’improvviso si accende. Chi se non lui, lo scozzese che poi cala come tutti nella ripresa, affossato dalla stanchezza.
- OPINIONE FINALE. Il calcio e la vita di coppia condividono una verità fondamentale: non si gioca mai da soli. Quando subentrano i problemi all’interno di una relazione, la dinamica somiglia incredibilmente a quella di una squadra che deve affrontare un momento di crisi durante il campionato. Unica soluzione a questo male oscuro, a tratti inspiegabile è quella di restare spalla a spalla in questi momenti di poca lucidità perché alla fine si è belli insieme anche quando si vince.
