Milano, 11 dicembre 1994. San Siro. È una giornata grigia, ma la speranza brilla negli occhi dei 33.000 spettatori che affollano il “Meazza”. L’Inter di Ottavio Bianchi, pur se non brillantissima, è decisa a rimettersi in carreggiata e avvicinarsi alle posizioni che contano. Di fronte, un Napoli in piena crisi d’identità, affidato alla saggezza di Vujadin Boskov e alle cure di Faustino Cané, dopo un inizio di stagione disastroso. I nerazzurri, con campioni come Pagliuca, Sosa e Bergkamp, sembrano avere la strada spianata contro una squadra imbastita con prestiti e giovani promesse. Ma il calcio, si sa, ha un debole per le favole.
L’inizio è un monologo interista. I padroni di casa attaccano con ferocia, ma si scontrano con un muro insormontabile, un portiere destinato a diventare l’eroe di giornata: Peppe Taglialatela. Le conclusioni di Del Vecchio e Berti si spengono sulla sua abilità o sbattono contro i pali. La sorte, però, ha in serbo un beffardo scherzo. Al 29° minuto, da un’azione del Napoli, arriva un cross innocuo e l’olandese Wim Jonk, in un disperato tentativo di sventare il pericolo, infila la palla nella propria rete. L’autorete è un duro colpo che lascia l’Inter attonita. Il primo tempo si chiude con il Napoli in vantaggio, quasi per caso.
Nella ripresa, il copione si ripete, con l’Inter all’assalto per rimettere in piedi la partita. L’occasione d’oro arriva al 53°, quando l’arbitro fischia un rigore a favore dei nerazzurri per un fallo di Tarantino su Del Vecchio. Dagli undici metri si presenta l’uruguaiano Rubén Sosa, la stella dell’attacco interista. Ma Taglialatela è in stato di grazia e con un’intuizione felina, respinge il tiro e salva il risultato, spingendo gli attaccanti avversari alla disperazione. Il San Paolo di Napoli, per un attimo, si materializza in curva.
È l’episodio che cambia tutto. Il morale dell’Inter crolla, quello del Napoli si gonfia. Al 67°, un calcio di punizione dal limite dell’area sembra una chance come tante. Se ne incarica il brasiliano André Cruz, uno che con i calci piazzati ha un rapporto speciale. La sua traiettoria è perfetta, un tiro a giro che aggira la barriera e si infila nell’angolo alto, un gioiello che Pagliuca può solo sfiorare. È il raddoppio.
Il resto della partita è pura gestione, con il Napoli che difende il suo clamoroso vantaggio, e l’Inter che prova invano a scuotere il risultato. La difesa partenopea, con un giovanissimo Cannavaro già padrone della linea, non concede più nulla. Al fischio finale, la vittoria è del Napoli, un 2-0 incredibile che rompe un tabù lungo ventisei anni: gli azzurri non vincevano a Milano sponda Inter dal 1968.
Quella domenica, il Napoli di Boskov non vinse solo una partita, ma conquistò la dignità e la fiducia per proseguire un campionato che sembrava compromesso. Fu un risultato che fece storia e che ancora oggi risuona come un’impresa memorabile per tutti i tifosi partenopei.
