Le Dieci opinioni dopo Napoli – Verona

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Un pareggio, la mala suerte degli uomini di Conte e la sala VAR da rivedere. Ecco le nostre dieci opinioni sul match di ieri sera.

  1. LA PRIMA AL MARADONA. Era da Dicembre che il Napoli non giocava tra le mura amiche causa tra l’altro, la Supercoppa d’Arabia. In una fredda, piovosa e umida sera di gennaio, gli azzurri si riprendono l’abbraccio della propria città contro il Verona. Coincidenze?
  2. IL TURNO INFRASETTIMANALE. Dopo quasi un paio di mesi, il Napoli ritorna a giocare in settimana, per una partita che sembrava già cruciale per il discorso scudetto. Il meteo non ha aiutato e nell’impianto di Fuorigrotta non c’era il pubblico delle grandi occasioni. Occasione sprecata da qualcuno.
  3. LA FORMAZIONE. Aggiornata la lista degli infortunati, Conte cambia per l’ennesima volta l’11 titolare: conferma il 3-4-2-1 ma dentro Buongiorno, Gutierrez e Lang. Sul 1-2, entrano prima Spinazzola e Marianucci e poi l’ingresso di Lucca per giocarsi il finale con la doppia punta.
  4. IL VERONA. Bassa classifica, l’Hellas attraversa un momento cruciale della stagione, stretto tra una classifica deficitaria che lo vede in piena lotta per non retrocedere e le speranze alimentate dal calciomercato invernale. Dopo il pesante 0-3 subito in casa contro il Torino, la squadra di Paolo Zanetti ha cercato il riscatto immediato nella difficile trasferta contro il Napoli, riuscendo a conquistare anche un discreto pareggio, importante anche per la (auto)stima dei giocatori.
  5. ELMAS. Il macedone è ormai una presenza fissa nell’11 titolare causa la sua duttilità tattica che gli permette di giocare dalla mediana in su in ambo i lati. Sembra essere rinato dopo la mesta parentesi di Lipsia. Peccato per il cambio ma ha avvertito la stanchezza, non riuscendo a completare i compiti assegnati dal mister, cioè quell’aiuto in difesa al duo di centrocampo e visione (e concretezza) nell’ultimo passaggio e nel raccordo tra centrocampo e attacco.
  6. LA PARTITA. Parte meglio il Verona che dopo mezz’ora è avanti di due (contropiede e rigore) ma nel secondo tempo, il Napoli entra con un piglio diverso e tra fuorigioco, goal annullati, gli azzurri la riprendono pareggiando una partita che era cominciata male.
  7. IL RISULTATO. 2 a 2, uno stop dopo le 4 vittorie consecutive. Un po’ di rammarico nel pensare alle due reti annullate e alle statistiche a senso unico del secondo tempo. Sul risultato ha inciso anche la pessima prova di arbitro e VAR, protagonisti di scelte non del tutto corrette ai fini del regolamento.
  8. IL MERCATO. Ne abbiamo già parlato ma forse, al di là dei nomi papabili, il Napoli deve intervenire per rimediare all’attuale situazione, una rosa troppo falcidiata da infortuni di varia natura. Non nomi altisonanti, sia chiaro, ma qualche innesto che conosce la serie A e le alte zone della classifica. Qualche profilo capace anche di adattarsi in varie posizioni in campo e che può essere sin da subito utilizzato da Conte.
  9. L’UOMO CHIAVE. Scott, lui, lo scozzese. In un clima tipicamente anglosassone, McTominay riapre la partita con un colpo di testa e anziché esultare, chiama il pubblico per accompagnare l’assalto finale. Marchio di fabbrica: i suoi inserimenti che lo portano addirittura ad “accoppiarsi” con Hojlund in attacco. Una caratteristica, figlia della nuova posizione in campo, che ha trasformato Scott in uno dei diamanti della rosa e consacrandolo (ancora una volta) come il miglior centrocampista del nostro campionato.
  10. IL FASCINO DELL’IMPREVEDIBILITA’. Che cosa è questo Napoli? Una donna fatale che sa di essere irresistibile quando tutto gira nel verso giusto. Ma come ieri sera, è una bellezza che non è sempre certa: vive di strappi e di instabilità. Ti farà soffrire. È un amore vizioso: passi la settimana a giurare che “questa è l’ultima volta”, che non ne vale la pena, ma poi basta uno sguardo (il fischio d’inizio) per dimenticare i tradimenti e le delusioni della domenica precedente. UNA VITA INSIEME A TE.

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