Il termine “positivismo” deriva etimologicamente dal latino positum, participio passato del verbo ponere tradotto come “ciò che è posto“, fondato, che ha le sue basi nella realtà dei fatti concreti. Questa parola designa, in una accezione ampia, tutte quelle concezioni del 1800 che sono accomunate da un rapporto “positivo” nei confronti della scienza. Tra il 1600 e il 1700 il termine “positivo” assume il significato di preciso, certo, reale, utile che ritroviamo nel termine positivismo. Comte fornì le basi del positivismo con il Corso di filosofia positiva e dalla metà del secolo il positivismo si diffuse in tutta Europa.
Il positivismo in effetti nasce e si diffonde verso la metà dell’800 nel momento del massimo decollo industriale, cioè della crescita in Europa delle attività produttive delle fabbriche, dello sviluppo della tecnologia, della crescita del «proletariato» e dei «nuovi ceti borghesi». L’insieme di questi fenomeni comporta un aumento della mobilità sociale e la nascita di nuove tensioni tra le classi sociali.
Il Positivismo si afferma, dunque, come un movimento culturale che sostiene il primato delle scienze e si sviluppa soprattutto in Francia e in Inghilterra, diffondendosi poi anche in altre nazioni europee, come l’Italia e la Germania. In particolare, successivamente influenzerà anche la nascita di movimenti letterati come il verismo in Italia e il naturalismo in Francia.
Questo movimento non si configura per certi aspetti simile all’Illuminismo, di cui condivide la forte fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico, talora spinta fino allo scientismo, e per altri avverso al Romanticismo, con cui però trova qualche affinità nella concezione della storia che vede nella progressiva affermazione della ragione la base del progresso o dell’evoluzione sociale.
Nel positivismo la scienza per il rappresenta il fondamento del progresso dell’uomo e della società; essa si afferma come principio guida in tutti i campi del sapere, proponendo così un nuovo metodo di conoscenza cioè il metodo scientifico considerato come unica via di accesso alla verità;
Questo approccio, basato sull’osservazione dei fatti, sulla sperimentazione e sulla verifica empirica, si estende dalle scienze esatte (come matematica e fisica) alle scienze sociali (sociologia, psicologia, pedagogia), fino alle scienze politiche e giuridiche, influenzando persino l’arte e la letteratura.
Il Positivismo privilegia quindi lo studio della realtà concreta e dei fenomeni osservabili, con l’obiettivo di comprendere le leggi che regolano il mondo naturale e la società, promuovendo così un progresso fondato sulla conoscenza scientifica.
Il termine «positivo», usato per la prima volta dal filosofo Saint Simon, connota lo «spirito positivo» che parte dell’osservazione dei fatti per arrivare a formulare le leggi senza passare per astratte indagini teoriche. In particolare, tale approccio filosofico studia i «come», non i «perché».
Il positivismo è dunque «fede nel progresso» in quanto tutti i problemi dell’uomo per trovare la soluzione definitiva devono essere «letti» e «risolti» in chiave scientifica. La «fede nel progresso», nello specifico, si collega a diverse tradizioni filosofiche: al razionalismo cartesiano in Francia, all’empirismo ed utilitarismo in Inghilterra, al materialismo storico in Germania.
A sua volta il «positivismo» rappresenta: sia un momento sociale indirizzato, per la prima volta nella storia, alla creazione di una «scienza della società» come la sociologia, sia ad un momento evoluzionistico che si basa sulle teorie biologiche per creare i presupposti per costruire una nuova realtà sia naturale che storica con Darwin e Spencer.
Il Positivismo nello specifico nasce in Francia grazie a Auguste Comte, considerato il fondatore di questa corrente di pensiero. I filosofi positivisti condividono come caratteristica comune l’esigenza di adeguare l’attività filosofica ai metodi e ai contenuti elaborati dalle scienze moderne nello studio della natura e dell’uomo.
La nuova filosofia abbandona così le indagini sui fenomeni metafisici astratti, ritenuti privi di fondamento empirico, per concentrarsi esclusivamente su ciò che è reale, osservabile e verificabile. In questo modo, il sapere viene ricondotto all’esperienza concreta e alla dimensione tangibile dei fatti.
Tra i maggiori esponenti del positivismo in Francia ricordiamo C.H. Saint-Simon, il cui pensiero rispecchia il momento di crescita del processo di industrializzazione e il tentativo di mediarlo con le esigenze egualitarie dei movimenti socialisti, e soprattutto Auguste Comte.
In Inghilterra, nazione protagonista dello sviluppo industriale, converge e stimola la visione del mondo positivista la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin secondo cui le specie viventi si evolvono nel tempo attraverso la selezione naturale.
In Italia, invece, la cultura positivista si afferma solo dopo il 1870 e rielabora temi provenienti da Francia e Inghilterra e vede Roberto Ardigò il principale esponente di tale corrente in contrapposizione allo spiritualismo dominante.
