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Zoe Trinchero, 17 anni, gettata ancora viva nel canale a Nizza Monferrato

Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2026 17:17
di Nunzia Masi
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3 Min Read

Nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio 2026, a Nizza Monferrato, in provincia di Asti, la giovane Zoe Trinchero, 17 anni, è stata trovata senza vita nel rio Nizza. Il suo corpo è stato scoperto da un residente nei pressi di un distributore di carburante, mentre un gruppo di amici cercava la ragazza dopo che aveva smesso di rispondere al telefono.
Le prime indagini dei carabinieri hanno ricostruito una dinamica drammatica: secondo il verbale di Alex Manna, 20 anni e ultimo a vedere Zoe viva, i due avrebbero avuto una discussione durante la serata. Manna ha confessato di averla colpita con pugni e di averla poi strangolata, pur dichiarando di non comprendere appieno il perché del gesto.
Dopo l’aggressione, Manna ha ammesso di avere lasciato cadere il corpo di Zoe nel ruscello, senza chiamare soccorsi. In un primo momento, ha anche cercato di depistare gli investigatori raccontando che un’altra persona aveva compiuto la violenza, una versione che ha poi ritirato.
I medici legali, grazie all’autopsia, stanno cercando di chiarire le cause esatte della morte, ossia se la giovane sia deceduta principalmente per i pugni e lo strangolamento, o se il trauma cranico ricevuto nel corso della caduta nel canale abbia avuto un ruolo determinante. Verrà anche valutato se un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarla.
La comunità locale è profondamente scossa: il sindaco di Nizza Monferrato ha proclamato il lutto cittadino nel giorno del funerale, ricordando Zoe come una ragazza “solare” e benvoluta, impegnata anche in un lavoro part‑time e con il sogno di diventare psicologa.
L’omicidio ha anche sollevato reazioni forti sui social e nelle piazze: un uomo estraneo ai fatti è stato momentaneamente indicato dai più come possibile colpevole e ha subito minacce e un tentativo di linciaggio, prima che emergesse la verità investigativa. Penalisti locali hanno poi sottolineato che la giustizia non può essere sostituita dalla piazza.
Il caso ha riacceso il dibattito sulla violenza di genere tra i più giovani e sulla necessità di prevenire femminicidi e comportamenti aggressivi, temi che associazioni e cittadini stanno portando ora all’attenzione pubblica.

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