In passato il sapere scientifico era rinchiuso tra aule universitarie, libri e laboratori. Erano pochi gli eletti che potevano dire di essere davvero informati sulle novità, poiché i mezzi di comunicazione non erano sufficienti e coglievano uno spicchio di popolazione più di nicchia. Con l’avvento dei social e della comunicazione digitale, questo aspetto è nettamente cambiato. Oggi la scienza è accessibile a tutti, ed è sempre più facile trovare persone che rispondano in modo adeguato a domande di carattere scientifico. Quando si parla di internet, però, è sempre opportuno parlare di pro e di contro, e ponderare bene il flusso di notizie.
Per quanto riguarda le opportunità che i nuovi mezzi offrono, è certo che siano nettamente aumentate. E’ possibile accedere alle notizie da qualsiasi luogo e in qualsiasi forma: podcast, video YouTube, tablet e cellulari, sono tutti strumenti utilizzabili. Questo ha cambiato anche l’accessibilità delle informazioni, che sono passate dall’essere riservate ad una classe sociale medio-alta all’essere alla portata di tutti.
Questo punto presenta però delle criticità: un’informazione accessibile dovrebbe presupporre anche un pubblico disposto ad approfondire, aspetto che stesso manca. A causa di algoritmi come TikTok e flash news, le persone risultano sempre meno disposte a verificare la qualità dell’informazione, e leggere un titolo non è abbastanza. Gli approfondimenti o le riviste a pagamento stanno quindi perdendo visibilità, mentre prendono piede brevi video al di sotto del minuto.
La qualità è il fattore più complesso, in quanto spesso a pubblicare contenuti scientifici non sono pagine di ricerca apposite, ma aziende a scopo di intrattenimento. Le fake news sono all’ordine del giorno, e non sempre il lettore è disposto a verificare l’affidabilità delle notizie. Mentre i media precedenti, tra cui la stampa e la televisione, hanno dei vincoli ben precisi per la diffusione, i social sono senza freni: chiunque può decidere di pubblicare una notizia falsa. Talvolta questo fattore porta anche ad una svalutazione delle informazioni trovate in rete, soprattutto in casi estremi, come è avvenuto nel 2020, durante la pandemia da Covid19, quando sono circolati numerosi complottismi del tutto infondati.
Le nuove modalità di fruizione hanno sicuramente molto potenziale. E’ stato dimostrato che è effettivamente possibile utilizzare i social per diffondere il sapere scientifico di qualità, ma ci sono varie accortezze che dovrebbero essere tenute in considerazione. Gli account di diffusione dovrebbero essere gestiti da studiosi o esperti del settore, e non da aziende private. Inoltre, è risultato che l’uso di immagini e di uno stile comunicativo chiaro può aiutare nella comprensione, anche i non addetti ai lavori. E’ anche da dire che ogni piattaforma può avere un utilizzo diverso, come YouTube, utile per documentari o notizie difficili da sintetizzare, o Twitter (il moderno X), efficace per le menzioni e le immagini, Facebook e Instagram per l’impatto sociale.
In sostanza, se studiosi e professionisti si impegnassero collettivamente per contribuire a una diffusione scientifica efficace, l’accessibilità odierna risulterebbe essere soltanto un vantaggio. Questo porterebbe sicuramente a dei cambiamenti per il mestiere dello scienziato, che dedicherebbe più tempo alla creazione di contenuti e meno alla ricerca, ma il potersi interfacciare con il pubblico e raccogliere feedback potrebbe essere un’opportunità. Anche un’attenzione maggiore sull’educazione digitale nelle scuole potrebbe portare effetti positivi a lungo termine, come l’uso di piattaforme affidabili per la verifica delle fonti. La scienza rappresenta il futuro, così come una popolazione istruita adeguatamente alla sua ricezione.
