Durante la vita quotidiana ognuno di noi è circondato da affermazioni che sembrano essere basate sulla scienza, dall’oroscopo alle cure miracolose, per non parlare dei complotti sanitari e delle diete scientifiche; ma in realtà ne imitano solo il linguaggio. Eppure, anche se ad oggi possiamo accedere ad informazioni affidabili, dati verificabili, molte persone scelgono di continuare a credere a spiegazioni prive di fondamento scientifico.
Non si parla solo di ignoranza o quella che potremmo definire mancanza di istruzione. La pseudoscienza è uno strumento che risponde ai bisogni umani, il desiderio di avere certezze, la necessità di risposte semplici a quesiti della vita così complessi. Capire perché si crede a queste pratiche vuol dire analizzare meglio come funziona la nostra mente e come viviamo all’interno della nostra cultura.
Ma che cos’è la pseudoscienza e perché è importante studiarla? Essa è un insieme di teorie e di pratiche che imitano la scienza, senza però rispettarne il metodo. Viene spesso utilizzato un linguaggio tecnico ma non si basa su delle prove verificabili. Si distingue dalla scienza proprio perché non cerca il progresso né tantomeno il confronto critico. Il suo unico scopo è quello di spiegare in maniera semplificata problemi che ci sembrano così difficili, spesso promettendo risultati veloci e sicuri. Sono tante le pseudoscienze comuni nella vita di tutti i giorni, si pensi a terapie alternative, o a quelle teorie complottiste sulla salute, o l’astrologia. Senza prove riescono a rassicurare le persone e ad essere presenti nella nostra cultura attuale.
Nonostante l’assenza di dati affidabili, molte persone credono alla pseudoscienza perché il nostro cervello non ricerca la verità, ma tenta di trovare un significato. Per questo motivo spesso preferiamo affidarci a delle informazioni che confermano ciò che già pensiamo, piuttosto che affidarci a qualcosa di diverso. Questo meccanismo viene definito bias di conferma (tendenza a cercare solo conferme) ed è uno strumento fondamentale delle pseudoscienze, le quali si basano su tali meccanismi mentali. Il nostro cervello tenderà a credere ad una certa teoria e notare notizie inerenti ad essi, ignorando possibili dati che la smentiscono. Non accade a causa di debolezza intellettuale, in quanto è un normale funzionamento della mente umana essere attratti da spiegazioni semplici, ricercare ordine anche dove non c’è.
L’essere umano, però, non è solo un insieme di meccanismi scientifici perché è dotato di emozioni. Sono loro che aumentano ancora di più la credenza nei confronti dei pensieri pseudoscientifici. Nei momenti di incertezza, come una crisi economica o quanto accaduto durante la pandemia, cresce la volontà e il bisogno di ricevere spiegazioni rassicuranti. Ed è qui che entrano in gioco le teorie già citate in precedenza, perché sono immediate e riescono subito ad arrivare ad una risposta. Si scontrano con la scienza perché, quest’ultima, ha invece bisogno di tempo, di tentativi, ipotesi e tesi per poter ammettere un problema e la soluzione di esso, riconoscendo anche i propri limiti. Tale metodologia, per quanto affidabile, appare per certi aspetti meno rassicurante rispetto a chi invece propone fin da subito una certezza assoluta. Per questo motivo, ogni giorno le persone credono a tali narrazioni, perché restituiscono un senso di controllo sul mondo che ci circonda.
A rafforzare l’avvento delle pseudoscienze sono i social media e le diverse piattaforme digitali, dove ogni notizia viaggia alla velocità della luce, a prescindere della sua veridicità. Le bolle di filtro (filter bubbles), provocano ancora di più i meccanismi instaurati da queste teorie, perché a causa di algoritmi e di informazioni salvate, c’è sempre più il rischio di leggere solo ciò che assomiglia alla nostra ricerca, perdendo completamente la possibilità di confrontarsi con un punto di vista diverso. Le fake news circolano più facilmente, facendo diventare più difficile la distinzione tra vero e falso, facendo perdere sempre di più la possibilità di sviluppare un pensiero critico, una consapevolezza digitale.
Anche se la maggior parte delle credenze pseudoscientifiche non siano supportate da dati, vi sono altrettante visioni che sono radicate nella storia, in tradizioni e culture delle comunità. Nel corso degli anni sono state trasmesse così tante idee da generazione in generazione, facendole diventare non solo identità personale ma anche collettiva. Mettere in discussione una di queste convinzioni non vuol dire soltanto sfidare quella visione ma anche interrogarci su chi siamo e su qual è la nostra storia.
Per gli esseri umani è giusto distinguere ciò che è vero da ciò che è sbagliato, ma è di vitale importanza anche soffermarci del perché credere alle pseudoscienze sia così radicalizzato nel nostro contesto culturale. Capire tale visione ci aiuta a studiare meglio la nostra mente, la società in cui viviamo, perché a volte cadere nell’errore rappresenta l’unica speranza che abbiamo.
