Luigi Saba, 59 anni, residente a Pompei, è morto venerdì pomeriggio dopo essere stato investito da un treno della Circumvesuviana mentre si trovava in bicicletta nella galleria ferroviaria tra le stazioni Eav di Castellammare di Stabia e Vico Equense. Secondo la ricostruzione, l’uomo era partito dalla stazione Eav di Torre Annunziata diretto a Sorrento e aveva proseguito il viaggio fino a Vico Equense. Qui sarebbe sceso dal convoglio e, in sella alla bicicletta, si sarebbe introdotto nel tunnel ferroviario, area interdetta al transito di pedoni e ciclisti. Un comportamento estremamente pericoloso, considerando che l’accesso alle gallerie ferroviarie è rigorosamente vietato ai pedoni e a qualsiasi mezzo non autorizzato. Sarebbe stato travolto dal treno a circa 200 metri dalla stazione di Vico Equense. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Sorrento, che hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica e le motivazioni del gesto. L’identificazione della vittima è avvenuta nella giornata successiva tramite impronte papillari e attraverso la scheda Sim del telefono cellulare. Non sono stati trovati documenti né biglietti né altri effetti personali che possano spiegare l’accaduto. Anche i successivi accertamenti presso l’abitazione dell’uomo non hanno fornito elementi utili a chiarire le motivazioni del gesto. A seguito dell’incidente, la circolazione ferroviaria sul tratto Castellammare di Stabia–Vico Equense è stata sospesa e ripristinata solo nella giornata di ieri. L’incidente ha causato pesanti ripercussioni sulla linea Circumvesuviana. Il convoglio numero 1117, partito dalla stazione di Stabia Scavi alle 12.27 e diretto a Sorrento, si è fermato a circa 200 metri dalla stazione di Vico Equense subito dopo l’impatto. I passeggeri sono stati evacuati e costretti a proseguire a piedi lungo il marciapiede interno del tunnel, stretto e in condizioni precarie.
Saba era un uomo schivo, solitario e riservato. È questo il ritratto che emerge del 59enne di Pompei investito dal treno della Circumvesuviana. I vicini di casa lo descrivono come una persona che viveva ai margini della vita sociale. «Non parlava con nessuno, non aveva rapporti con il vicinato», raccontano. Una solitudine che, col passare degli anni, si era fatta sempre più profonda. Luigi Saba non lavorava più da tempo. In passato aveva svolto la mansione di operaio, ma problemi di natura psicologica lo avevano progressivamente allontanato dal mondo del lavoro e dalle relazioni personali. Non aveva amici, né parenti con cui mantenesse contatti. Trascorreva gran parte delle sue giornate spostandosi in bicicletta. Nonostante il forte isolamento, chi lo conosceva racconta di una persona attenta all’ordine. La sua abitazione, semplice e ordinata, non ha restituito alcun elemento utile a comprendere le ragioni del suo comportamento. Nessun biglietto, nessun messaggio, nessun segnale premonitore. Restano aperti gli interrogativi sulle sue reali intenzioni: un gesto volontario o una decisione impulsiva dettata da confusione e disagio? L’unico dato certo che emerge da questa tragedia è la profonda solitudine in cui Luigi Saba viveva. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Sorrento, coordinati dal capitano Mario Gioia, intervenuti immediatamente dopo l’impatto.
