Quando entriamo nelle librerie, la prima cosa ad attirarci sono le copertine dei libri. Quelle dai colori accesi, a quelle pastello, non ha importanza perché il nostro occhio si soffermerà a prescindere sull’immagine che ci viene mostrata.
La copertina rappresenta un elemento fondamentale durante l’acquisto dei libri, superando per un momento la stessa opera e il suo titolo. Esse sono in grado di esprimere delle sensazioni ancora prima di addentrarci nella trama.
Inizialmente, i libri venivano comprati in fascicoli che erano già ripiegati e rilegati solo dopo dal compratore; esistevano delle coperture in pergamena, che erano le più economiche, incollate su cartone per rinforzo. La copertura più costosa era però quella in pelle, che aveva spesso dei dettagli in oro. Anche le illustrazioni erano mancanti, erano infatti rarissime e presenti in pochi libri.
Nel momento in cui i libri iniziarono a fruttare economicamente, si decise che era necessario cambiare l’estetica delle opere. Nel Settecento nacquero le prime librerie e con loro la volontà di proteggere i libri, perché questi, rischiavano di rovinarsi perché consultati di continuo dai clienti. Per questo, venivano avvolti in cartoncini leggeri, carta con colori pastello e solo successivamente si pensò di racchiuderli in custodie e sigillarli con ceralacca.
Grazie al libraio britannico William Pickering, dagli anni ’30 del 1800, si diffuse il concetto di sottocoperta. Ma è dalla seconda metà dell’Ottocento che si ammise il potenziale comunicativo delle copertine, le immagini, i testi divennero lo strumento principale per attirare il pubblico.
A segnare l’inizio della copertina moderna furono le riviste The Yellow Book e le collane come Everyman’s Library che dimostrarono il cambio di visione del libro non più come contenitore di testo ma come un oggetto visivo.
Nel Novecento, una figura importante per la nuova idea di libro fu Gabriele D’Annunzio. Quest’ultimo era già noto per le sue opere letterarie ma guadagnò ulteriore fama per il suo modo di vedere la copertina; non doveva essere una semplice carta per proteggere il libro, doveva essere un oggetto estetico da riconoscere e osservare. D’Annunzio seguiva con attenzione ogni scelta delle copertine dei suoi libri, si occupava dei caratteri tipografici del titolo fino al materiale, collaborando con noti editori e artisti per costruire un’identità visiva che rappresentava il suo mondo immaginario.
Non si cercava di raccontare la trama, ma si suggeriva al lettore il tono, l’atmosfera che l’acquirente avrebbe trovato una volta sfogliato il libro.
Dopo la Prima guerra mondiale, le avanguardie artistiche spinsero sempre con più forza questo pensiero rivoluzionando totalmente il mercato della lettura.
Ad oggi le copertine sono migliaia, tutte diverse tra loro, grazie anche alle tante case editrici presenti nel mondo editoriale. C’è chi opta per uno stile grafico coerente e immediatamente riconoscibile, utilizzando un disegno commissionato appositamente per i libri, oppure l’uso di fotografie, spesso visibili per le biografie, saggi o romanzi contemporanei. Vi è anche uno stile più minimalista, che prevede l’utilizzo di pochi colori per focalizzare al meglio l’attenzione sul titolo. A volte però la scelta ricade su un elemento simbolico che rappresenta l’opera, ad esempio, diverse edizioni di Dracula di Bram Stoker hanno in copertina il castello del conte.
Con l’avvento del digitale, le copertine hanno avuto un ulteriore compito importantissimo, se nelle librerie deve vincere la battaglia con altre edizioni, sul web essa deve attirare in pochissimo tempo l’attenzione del lettore, prima che scrolli avanti. Deve essere in grado di comunicare, per questo, nonostante da uno schermo l’immagine risulti essere più piccola, è necessario che tutto sia leggibile e che riesca a creare la giusta atmosfera alla persona che compra.
La copertina è riuscita a dimostrare di non essere solo protezione o decorazione, è il vero primo capitolo del libro, che guida il lettore nella trama dell’opera, nei suoi toni e nelle sue sensazioni, mettendo in luce il lavoro dell’autore.
