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Cronaca Nazionale

Salute: indagine sui migliori ospedali italiani

Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2025 13:23
di Pierluigi Perretta
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6 Min Read
Indagine sul servizio sanitario ospedaliero
Indagine sul servizio sanitario ospedaliero

Pubblicati i dati Agenas su 1.117 ospedali pubblici e privati. Due ospedali promossi a pieni voti in tutte le 8 aree cliniche valutate (cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare, nefrologia), 15 che eccellono in 6 o 7 aree. È quanto emerge dal Programma Nazionale Esiti 2025 (PNE) diffuso da Agenas e presentato al Ministero della Salute. L’analisi è stata svolta su 1.117 strutture di ricovero per acuti e basata su 218 indicatori, di cui 189 relativi all’assistenza ospedaliera, per misurare l’evoluzione del sistema ospedaliero dal 2015 al 2024.Le due strutture al top in tutte le 8 aree sono: l’Ospedale di Savigliano in Piemonte e quello di Mestre in Veneto. Eccellono in 7 aree l’Ospedale Maggiore di Lodi, Fondazione Poliambulanza, Ospedale Papa Giovanni XXIII, Ist. Clin. Humanitas, tutti in Lombardia, e l’Ospedale di Cittadella in Veneto, l’Ospedale di Fidenza Emilia-Romagna e P.O. F. Lotti Stabilimento di Pontedera in Toscana. Quelli che raggiungono un livello molto alto in 6 aree cliniche sono infine Ospedale Bolognini (Lombardia), Ospedale di Montebelluna (Veneto), Ospedale Bentivoglio (Emilia Romagna), Ospedale di Città di Castello (Umbria). Un generale miglioramento della qualità dell’assistenza ospedaliera, con una variabilità che non riguarda solo il divario Nord-Sud ma anche la differenza tra le eccellenze dei grandi centri urbani e la scarsità di strutture dei centri minori. E poi “un miglioramento incredibile degli esiti” per i tumori al seno ma non per altri come quello del retto. “Ciò che emerge“, ha spiegato Americo Cicchetti, commissario straordinario di Agenas, “è che, quando gli standard nazionali sono robusti, il sistema progredisce e migliora“. “Lo abbiamo visto, ad esempio, nella concentrazione della casistica per i tumori della mammella, che ha portato a un miglioramento incredibile degli esiti“, ha osservato, “dove invece gli standard non erano altrettanto solidi, come nel tumore del retto, la concentrazione non c’è stata e gli esiti clinici non sono migliorati“. Per Cicchetti “il sistema ospedaliero italiano è in salute” ma ancora con molti divari. “Il Pne è uno strumento estremamente potente perché permette di capire come le strutture performano in termini di capacità di generare salute, oggi la performance ospedaliera può essere misurata con grande precisione grazie alle Schede di Dimissione Ospedaliera, un flusso che raccogliamo da trent’anni. Lo stesso livello di accuratezza potrà essere raggiunto anche sul territorio grazie agli investimenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e nell’ecosistema dei dati sanitari“. Il commissario ha anche evidenziato che “gli ospedali con performance molto alte in tutte le otto aree valutate non sono necessariamente i più noti o i più grandi. Penso, ad esempio, a Torrette di Ancona, che da anni ottiene risultati eccellenti. La notorietà non sempre rispecchia il livello reale delle performance“.

Passando ai principali dati emersi dal rapporto si parte dalla concentrazione della casistica. Nell’area cardiovascolare, quasi il 90% dei pazienti con infarto miocardico acuto viene trattato in centri ad alto volume, con valori analoghi anche per l’angioplastica coronarica (PTCA). Rimane invece molto frammentata la casistica del bypass aortocoronarico, con un calo dei centri sopra soglia da 23 nel 2015 a 15 nel 2024, e una riduzione della quota di interventi effettuati nelle strutture più qualificate (dal 41% al 29%). Nella chirurgia oncologica si registrano miglioramenti significativi nella centralizzazione: la quota di interventi in centri ad alto volume cresce dal 72% al 90% per la mammella, dal 69% al 73% per il colon, dal 63% all’82% per la prostata e dal 69% all’83% per il polmone. Permangono criticità nelle resezioni pancreatiche, dove la concentrazione nazionale si ferma al 54% e crolla al 28% nel Sud e nelle Isole. Gli interventi isolati sul retto mostrano invece un peggioramento complessivo, con livelli inferiori agli standard nazionali. Tempestività dei trattamenti. Migliora la rapidità delle cure, pur con forti differenze regionali. Nei pazienti con infarto STEMI (la forma più grave), la percentuale di PTCA effettuate entro 90 minuti sale al 63%, dal 57% del 2020. Anche la gestione delle fratture del collo del femore negli ultraottantenni operate entro 48 ore passa dal 52% al 60%, con molte regioni meridionali sotto lo standard. Nell’area materno-infantile, l’appropriatezza clinica mostra progressi: i tagli cesarei primari scendono dal 25% al 22%, le episiotomie dal 24% al 9%, mentre i parti vaginali dopo cesareo (VBAC) aumentano dall’8% al 12%, pur restando molto bassi nel Sud. Per quanto riguarda l’organizzazione e gestione dei ricoveri, nella colecistectomia laparoscopica, i ricoveri in day surgery salgono dal 22% al 39%. Migliora anche la degenza post-operatoria: la quota di dimissioni entro 3 giorni raggiunge l’87%, rispetto al 74% del 2015. In riferimento agli esiti clinici, la mortalità a 30 giorni dopo bypass aortocoronarico isolato scende all’1,5%, ben al di sotto della soglia del 4%. Per gli interventi sulle valvole cardiache, la mortalità si attesta al 2%, con criticità concentrate in Calabria, Campania e Puglia. Agenas ha ribadito che il PNE si conferma uno strumento essenziale per la governance sanitaria, utile alla programmazione nazionale e regionale e al governo clinico delle strutture, grazie a indicatori in grado di misurare qualità, sicurezza e appropriatezza dell’assistenza.

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