La street art, genere artistico trasversale e dalle molte declinazioni, nasce negli anni Settanta in America come forma di ribellione, veicolando il proprio messaggio sui muri, o più in generale in luoghi della città visibili a tutti. In Italia questo linguaggio artistico si è affermato negli anni Novanta e Duemila e fino a poco tempo fa questo tipo di arte veniva considerata come una forma di vandalismo e di conseguenza veniva repressa e punita poiché venivano imbrattate illegalmente, proprietà pubbliche e private.
Oggi la sua reputazione è totalmente cambiata, venendo riconosciuta come uno strumento di riqualificazione urbana, in particolare nei quartieri periferici, favorendo il turismo anche in quelle zone della città.
Da segno di protesta a strumento di intervento locale e veicolo di rigenerazione urbana, la street art da qualche anno quindi ha cambiato i connotati e l’atmosfera di molte città. Nata come corrente “anti-sistema” e mettendosi oggi al servizio delle istituzioni ha forse perduto un po’ della sua natura underground, ma di certo è servita a riqualificare aree abbandonate, e a renderle meta di itinerari inediti.
Un esempio lampante di questo risultato è proprio Napoli, dove i murales sono moltissimi. Dal centro storico ai quartieri periferici opere d’arte maestose o più piccole, ma sempre ricche di significato, colorano i muri di palazzi popolari, le pareti scrostate di palazzi storici o quelle di chiese secolari.
Ogni opera offre un nuovo punto di vista su una città fatta di contrasti, dove storia e modernità convivono in continuo dialogo. L’itinerario parte dai Quartieri Spagnoli, attraversa il centro storico fino a Forcella e si conclude tra le strade vive e profonde del Rione Sanità.
I Quartieri Spagnoli rappresentano una zona molto caratteristica di Napoli ed è proprio tra questi stretti e lunghi vicoli che si respira la veracità napoletana. Passeggiando tra le stradine, infatti, i turisti vivono una vera e propria esperienza sensoriale, l’odore della pizza appena sfornata, del caffè caldo, i fritti e i dolci, mentre i venditori richiamano i passanti e accanto al cibo è possibile fermarsi ad ammirare anche pitture murali, stencil e graffiti. Ci sono quelli di Roxy in the Box, con le icone pop di Frida Khalo, Rita Levi Montalcini, Amy Winehouse, Andy Warhol, Basquiat e Marina Abramović. E poi le 250 opere di tono futurista di Cyop&Kaf, che poco più di dieci anni fa ha messo in piedi il progetto di Quore Spinato, facendo dei Quartieri Spagnoli un museo a cielo aperto e restituendo al mondo l’immagine di una Napoli energica e stimolante. Anche se il murales più noto e visitato dei Quartieri Spagnoli è quello di Maradona, in via Emanuele De Deo. Era il 1990, il Napoli vinceva lo scudetto e un artista chiamato Mario Filardi, in due notti e tre giorni, dipinse sulla facciata di un palazzo il campione argentino. Negli anni l’opera è stata restaurata e oggi è presa d’assalto dai turisti. Proprio di fianco al “Pibe de Oro”, l’argentino Francisco Bosoletti ha dipinto Iside, replicando la Pudicizia, opera scultorea di Antonio Corradini conservata nella Cappella Sansevero.
Inoltre, negli stessi giorni in cui Geolier calcava il palco di Sanremo 2024, l’artista Salvatore Iodice ha firmato un murales dedicato al rapper partenopeo nel largo conosciuto ormai da tutti come “Largo Maradona”.
Dai Quartieri Spagnoli si raggiunge il meraviglioso complesso monumentale di Santa Chiara, con l’austera chiesa gotica, il museo dell’Opera con vestigia romane e opere marmoree, e il chiostro trecentesco e rifatto nel 700 e riccamente decorato da maioliche e dagli affreschi nei corridoi che raccontano storie francescane.
Tra Spaccanapoli, via dei Tribunali e San Gregorio Armeno si possono scovare le 40 opere del progetto L’Arte sa nuotare di Blub con personaggi notissimi, da Gesù a Totò, dalla Ragazza con l’orecchino di perla a Amy Winehouse. Un omaggio a chi riesce a galleggiare in un mare di difficoltà.
In vico dei Zuroli, il volto tatuato di Sophia Loren, di un artista ignoto. Dopo la visita del Duomo, si cammina fino a Forcella, altro rione storico e vivace di Napoli, e giunti all’ingresso del quartiere si resta estasiati dalla gigantografia di San Gennaro, il patronomo della città, firmata Jorit, artista prolifico nella città partenopea. Le sue opere (Pier Paolo Pasolini, Ilaria Cucchi, Maradona, e tanti altri) sono sparse un po’ per tutta Napoli.
Il Rione Sanità è quel quartiere che dietro e sotto la facciata popolare e l’atmosfera chiassosa nasconde tesori dal valore inestimabile.
Fino a una ventina d’anni fa la Sanità era un ghetto, tagliato fuori dal resto di Napoli dal ponte omonimo.
Nel 2004, Padre Antonio Loffredo, parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità, coinvolge gli abitanti del quartiere, fa nascere cooperative e associazioni trasformando gradualmente la zona in un centro di fermento culturale e sociale. Arrivano le grandi firme della street art, come Antonio Cotecchia, in via Mario Pagano, un omaggio alla napoletanità, con i volti di Eduardo De Filippo e Massimo Troisi a fare da guardia a tradizione e cultura locale, rappresentate da tante icone della città Alex Senna con i suoi personaggi in bianco e nero. E ancora Tono Cruz con le opere Luce in piazza Sanità – che riproduce i volti dei bambini del quartiere dentro un fascio di luce a occhio di bue, un faro di speranza e cambiamento futuro – e quella che ritrae Totò e Peppino ne La banda degli onesti in vico Arena della Sanità. L’argentino Francisco Bosoletti ha messo mano (e pennelli) sulla parete della basilica di Santa Maria della Sanità su cui spicca l’opera ResisTiAmo, storia d’amore e resilienza di due giovani del quartiere. Mentre il filippino Jerico Cabrera ha dipinto l’ascensore del ponte della Sanità con il murale Teneme ca te tengo, che rappresenta due giovani che si stringono in un forte abbraccio.
Infine, sulla parete che affianca la facciata della basilica di San Severo, il variopinto Totem della Perseveranza di Matu, un inno alla musica e alla perseveranza dei giovani del quartiere.
In questo itinerario fatto di colori, storie e trasformazioni, la street art diventa il filo conduttore che unisce i quartieri di Napoli e ne rivela l’identità più autentica. Ogni murales racconta un pezzo di città, tra memoria, denuncia e rinascita. L’arte urbana, oggi riconosciuta e valorizzata, ha saputo restituire dignità e speranza a luoghi un tempo dimenticati. Proprio per questo motivo, Napoli si conferma così oggi un vero e proprio museo a cielo aperto, dove passato e contemporaneità convivono con forza sorprendente.
