Ad oggi l’intelligenza artificiale influenza in ogni modo la vita umana, semplificandola in modo forse irreversibile. L’ha rivoluzionata sotto molti aspetti, non soltanto scientifici, ma anche artistici. Con essa è possibile ricreare immagini, scrivere un testo, inventare canzoni, e fare molto altro. Ci sono numerose opinioni contrastanti a riguardo: chi guarda alla questione in modo positivo pensa che, se usata consciamente, essa possa stimolare la creatività, altri invece sono dell’idea che a causa della ripetitività dei suoi modelli possa ridurre l’innovazione ad una serie di schemi tutti uguali.
I benefici potrebbero essere diversi. Ad esempio, l’IA può fornire numerosi spunti e idee, per coloro che non riescono a partire da zero. Può svolgere al posto degli essere umani i compiti più noiosi che rallentano il processo creativo, e può funzionare da catalizzatore di informazioni. Oppure aiuta chi ha problemi di grafia, nella correzione della forma, nello scrivere in lingue diverse da quella originaria. Anche i professionisti la utilizzano per individuare i processi creativi già conosciuti e generarne di nuovi.
Esistono addirittura, alcune nuove forme di intelligenza artificiale che riescono a copiare la creatività umana, generando risultati sorprendenti. Ad esempio le Generative Adversarial Networks (GAN), che sono usate anche per creare falsi di persone estremamente accurati, e quindi pericolosi. Un caso del genere è rappresentato da Sophia, un robot che è riuscito a vendere un’opera d’arte per circa 700.000 dollari. E’ come se quest’arte generata artificialmente stesse ormai competendo con artisti reali nel mercato mondiale.
La domanda da porsi è se quest’arte generata artificialmente sia davvero arte. Essa non fa altro che prelevare informazioni precedentemente scritte da esseri umani e rielaborarle a seconda della richiesta. Ciò implica che non ci sia nulla di davvero nuovo, viene soltanto posto in modo diverso. Inoltre c’è il rischio che, prendendo informazioni dai web, potrebbe incappare nelle fake news, e renderle parte integrante della sua rielaborazione. Il linguaggio persuasivo che queste tecnologie usano potrebbe indurre all’inganno: non tutto ciò che viene detto dall’intelligenza artificiale è oro colato.
Infatti un altro aspetto a rischio in questa prospettiva è il pensiero critico: grazie agli schemi di linguaggio che utilizza potrebbe indurre a smettere di porsi domande, accettare quello che c’è scritto come verità assoluta, perché una macchina non può sbagliare, facendo dimenticare che dietro di essa ci sono parole umane.
La docente Hila Lifshitz-Assaf, uno dei maggiori esperti del settore, sostiene che bisognerebbe investire molto di più in questo campo, in modo che possa specializzarsi in rami diversi e semplificare ulteriormente a vita umana e indirizzare verso un utilizzo più consapevole. Attualmente, le ricerche in questo settore sono già molto elevate, ma la docente sostiene che potrebbero crescere ulteriormente.
Al momento l’intelligenza non rappresenta un potenziale pericolo per il settore creativo. L’arte che genera è sterile, basata su informazioni preesistenti, di conseguenza non può creare la novità. Quello è un compito che spetta ancora all’uomo. Tuttavia, come per ogni campo, bisognerebbe ponderare bene il suo utilizzo, poiché l’abuso di essa potrebbe portare ad una stagnazione del settore artistico. Imparare ad usarla in modo coscienzioso potrebbe renderla uno strumento di facilitazione e non di sostituzione.
