Nuove rivelazioni in ambito dell’inchiesta denominata Malachim a opera della Procura di Napoli, Direzione distrettuale Antimafia sul clan Licciardi, una delle tre gambe del cartello camorristico dell’Alleanza di Secondigliano. Il termine Malachim, che ha dato il nome all’indagine, è di origine ebraica e significa messaggero, perché l’intera l’indagine ruota attorno alla rete di emissari, portavoce e “messaggeri” che (anche colloquiando tranquillamente al telefono con persone detenute) hanno garantito la continuità del clan dopo l’arresto della piccerella, al secolo Maria Licciardi la più temuta donna a capo di un sodalizio criminale napoletano. il clan Licciardi, fondato dal defunto Gennaro Licciardi detto ‘a scigna, insieme al boss di Giugliano Francesco Mallardo (Ciccio ‘e Carlantonio) e al ras del Vasto Edoardo Contini, ‘o romano, è una componente storica del cartello dell’Alleanza di Secondigliano, nata in origine per contrapporsi all’altro macro-sodalizio napoletano, quello dei clan Misso-Mazzarella-Sarno.
Uno degli indagati nell’inchiesta sui Licciardi, intercettato, ricorda il matrimonio tra Marianna Giuliano e Michele Mazzarella, che sancì anche l’alleanza tra i due clan. Una Ferrari regalata al testimone di nozze come bomboniera, tra i regali degli invitati buste della spazzatura piene di soldi, i festeggiamenti, alla Sonrisa, il ristorante del Boss delle Cerimonie. La conversazione, intercettata in ambientale, risale al 2 ottobre 2022. A parlare è Luigi Esposito. È con la fidanzata, l’automobile si ferma in via Giudecca Vecchia, dove abita Michele Mazzarella, all’epoca libero e ritenuto il reggente del clan. Quando Esposito rientra in auto, racconta alla fidanzata di quel matrimonio nella chiesa di Forcella, datato 30 settembre 1996. Marianna è la seconda figlia di Luigi Giuliano, detto Lovigino, che in quel periodo era il Re di Forcella e guidava il clan insieme ai fratelli. Il matrimonio tra Marianna Giuliano e Michele Mazzarella si tenne a La Sonrisa, a Sant’Antonio Abate, già negli anni Novanta luogo di ricevimenti opulenti e frequentato da personaggi poi coinvolti in inchieste giudiziarie. Al ricevimento presero parte circa duecento invitati, con il monitoraggio continuo delle forze dell’ordine all’esterno per timore di agguati. A prescindere dai sentimenti dei due ragazzi che avevano deciso di sposarsi, non si trattava di un matrimonio “normale”, perché c’era ben altro in ballo. All’epoca il clan Mazzarella era egemone nell’area Est di Napoli, mentre i Giuliano erano i padroni incontrastati del centro. Situazioni che ricordano i matrimoni combinati che sancivano alleanze tra Stati, quando a sposarsi erano i figli dei re; e, come regnanti, si consideravano anche i capi delle famiglie di camorra. In quel caso, il matrimonio tra Marianna Giuliano e Michele Mazzarella aveva anche un enorme potere simbolico: sanciva un’alleanza tra i due gruppi di camorra, che si rafforzavano a vicenda estendendo la propria influenza. Anche se, pochi anni dopo, i fratelli Giuliano sarebbero diventati collaboratori di giustizia.
