“Mens sana in corpore sano” è una massima latina tratta dalle Satire dello scrittore latino
Giovenale e oggi si presta a una duplice chiave di lettura. Da un lato, infatti, la mente, intesa nella
sua più vasta concezione, per il suo equilibrio, presuppone la salute del corpo, che a sua volta
scaturisce dall’attività motoria. Dall’altro lato vale anche il corollario per cui il benessere
dell’individuo non può che essere frutto di un equilibrio tra la mente e il corpo, e dunque di una
corretta “gestione” che ciascun individuo può e deve fare delle proprie risorse.
Nel corso dei secoli, e in particolare nell’era del wellness, questa frase è stata elevata a dogma,
quasi fosse una formula matematica infallibile: se si scolpisce il corpo, la mente ne trarrà
giovamento.
È diventata la promessa implicita che la prestazione fisica, l’estetica e la salute muscolare siano la
via maestra per ottenere lucidità ed efficienza intellettuale, ma in realtà, questa massima della
letteratura latina è diventata la più celebre e fraintesa della storia.
Infatti, Decimo Giunio Giovenale, l’autore di quel verso, non intendeva affatto celebrare lo sport,
al contrario, è una disperata preghiera sulla fragilità umana si è trasformato in uno slogan
motivazionale.
Per restituire a quel verso la sua dignità originale bisogna immergersi nel contesto da cui proviene:
la Satira X.
Si tratta di un testo cupo, a tratti brutale, in cui il poeta passa in rassegna la vanità dei desideri
umani. Giovenale osserva con cinismo come gli uomini passino la vita a implorare gli dèi per
ottenere ricchezza, potere, bellezza o una vita lunga, senza rendersi conto che spesso sono
proprio queste concessioni a portarli alla rovina.
Nel suo ragionamento, chi accumula ricchezze finisce spesso avvelenato da eredi avidi. Chi chiede
la bellezza per i propri figli li condanna a diventare preda di seduttori corrotti. Il messaggio è chiaro
e spietato: bisogna stare attenti a ciò che si desidera, perché gli dèi, per punire, potrebbero
esaudire quanto richiesto e implorato.
È in questo scenario di totale disillusione che arriva il celebre verso, spesso citato a metà. La frase
completa, infatti, cambia radicalmente la prospettiva: Orandum est ut sit mens sana in corpore
sano.
Quelle due parole iniziali, “Orandum est”, sono la chiave di volta: significano “bisogna pregare”.
Giovenale non sta affermando che una mente sana risieda naturalmente in un corpo sano. Sta
dicendo che, visto che la gloria e la ricchezza sono pericolose, se proprio l’uomo deve chiedere
qualcosa al cielo, dovrebbe limitarsi a chiedere il minimo indispensabile: la salute. Dovrebbe
pregare affinché il corpo regga e la mente rimanga integra. Non è un vanto di prestazione, ma
un’umile richiesta di aiuto per sopportare le durezze dell’esistenza.
La “mens sana” di Giovenale è in definitiva, l’imperturbabilità, la tempra dell’individuo. È la
capacità interiore di accettare la sofferenza, di non conoscere l’ira e di non desiderare nulla
che non si possa avere. È la pace interiore di chi sa stare al mondo senza esserne schiacciato.
Al contrario, la locuzione latina oggi assume un significato molto più diretto e contemporaneo:
l’esercizio fisico e l’allenamento mentale sono attività sinergiche e fondamentali per il benessere
umano. Questo concetto è ampiamente supportato da studi scientifici che ne evidenziano i benefici.
Fare movimento fisico, stimolare la mente con letture o giochi e mantenere una vita sociale attiva
aumenta le molecole antinfiammatorie che proteggono il cervello dall’invecchiamento, rallentando o
perfino invertendo la neurodegenerazione nelle persone con lieve declino cognitivo.
Un nuovo studio italiano del CNR-In di Pisa, pubblicato su Brain, Behavior & Immunity – Health,
evidenzia i benefici del programma di prevenzione ‘Train the Brain’ su 76 soggetti con lieve declino
cognitivo.
I risultati sono molto promettenti in termini di miglioramento delle capacità cognitive (in particolare
nelle funzioni di memoria e attenzione) e di modificazioni strutturali cerebrali rilevate tramite
risonanza magnetica, tra cui un miglioramento nella perfusione ematica cerebrale e una maggiore
conservazione del volume della sostanza grigia in aree corticali implicate nelle funzioni esecutive.
La ricerca scientifica conferma quindi che stimolare mente e corpo è un vero toccasana per la salute di
ogni persona. Tra tutti gli esercizi cognitivi disponibili, la lettura si distingue come l’attività più ricca e
completa per la stimolazione della mente. Infatti, emerge come un’attività cardine, offrendo benefici a
breve e lungo termine che vanno oltre la semplice conoscenza.
Leggere potenzia notevolmente le competenze linguistiche, logiche e di comprensione, mantenendo
attive funzioni cognitive cruciali come memoria, attenzione e ragionamento.
Le storie, in particolare, sviluppano l’alfabetizzazione emotiva e l’empatia, permettendo l’immedesimazione nei personaggi.
Inoltre, oltre alla lettura, la mente è stimolata da attività che allenano la creatività e il pensiero logico
stimoli come giochi di strategia (scacchi), puzzle e attività artistiche completano l’allenamento mentale, riducendo lo stress e favorendo la creatività personale.
