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Attualità

Burevestnik: il missile «infinito» di Mosca — origine, sperimentazione, funzionamento e ultime novità

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2025 12:22
di Nunzia Masi
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6 Min Read

Burevestnik: il missile «infinito» di Mosca — origine, sperimentazione, funzionamento e ultime novità
Il Burevestnik, nome russo «Бу́ревестник» (storm petrel), è il progetto russo di un missile da crociera alimentato da un reattore nucleare a bordo. Presentato ufficialmente dal presidente Vladimir Putin nel marzo 2018 come uno dei nuovi «sistemi strategici invincibili», questo missile è stato descritto come capace di autonomia praticamente illimitata e di volare per distanze intercontinentali senza necessità di rifornimento.

Nel discorso del 1° marzo 2018, il governo russo annunciò una serie di nuovi sistemi d’arma strategici, tra cui il Burevestnik, il drone sottomarino Poseidon e il vettore ipersonico Avangard. L’obiettivo era politico e simbolico: mostrare al mondo che la Russia possiede tecnologie in grado di superare le difese antimissile occidentali. Il progetto nasce dall’idea, risalente già agli anni Cinquanta, di utilizzare un reattore nucleare come fonte di energia per un velivolo, ma applicata questa volta a un missile da crociera moderno.

Il Burevestnik è concepito come un missile dotato di un piccolo reattore nucleare che fornisce calore costante. Questo calore riscalda l’aria che entra nel motore, producendo la spinta necessaria senza dover portare grandi quantità di carburante chimico. In teoria, questo permetterebbe al missile di volare per giorni o settimane, coprendo distanze praticamente illimitate e aggirando qualsiasi sistema di difesa. Il missile può trasportare una testata nucleare e volare a bassa quota, seguendo traiettorie imprevedibili per eludere i radar.

Lo sviluppo di un’arma così complessa ha comportato numerosi problemi tecnici e di sicurezza. Negli anni successivi alla presentazione, sono stati condotti diversi test, molti dei quali con risultati incerti o negativi. Nel 2019 un grave incidente avvenuto presso la base di Nyonoksa, nel nord della Russia, provocò un aumento della radioattività nella zona e la morte di diversi tecnici coinvolti nelle prove. L’episodio mise in luce i rischi enormi legati a un sistema di questo tipo, che in caso di guasto potrebbe disperdere materiale radioattivo.

Le difficoltà principali riguardano la miniaturizzazione del reattore, la schermatura per contenere le radiazioni, la gestione termica e il controllo del volo per periodi prolungati. Anche l’aspetto ambientale è estremamente delicato: un missile con un reattore nucleare a bordo rappresenta un rischio potenziale non solo durante i test, ma anche in caso di impiego o incidente. Molti esperti ritengono che i costi, i rischi e le difficoltà rendano il progetto più un esercizio di propaganda tecnologica che un’arma realmente utilizzabile.

Negli ultimi giorni, la Russia ha annunciato di aver effettuato un nuovo test del missile Burevestnik. Il lancio sarebbe avvenuto il 21 ottobre 2025 dall’arcipelago artico di Novaya Zemlya. Secondo quanto dichiarato da Mosca, il missile avrebbe volato per circa quindici ore, coprendo una distanza di circa quattordicimila chilometri, dimostrando — a detta delle autorità russe — la piena riuscita del progetto. Il presidente Putin ha parlato di un’arma “unica al mondo”, affermando che i test decisivi sono stati completati e che il Paese è pronto a preparare l’infrastruttura per la produzione e lo schieramento operativo del sistema.

Le reazioni internazionali sono state immediate. I governi occidentali hanno espresso forte preoccupazione, ricordando che l’uso di un reattore nucleare su un missile comporta rischi enormi per la sicurezza e l’ambiente. In Norvegia, le autorità hanno confermato l’attività di lancio nell’Artico e hanno definito l’evento “un segnale inquietante” per la stabilità della regione. Negli Stati Uniti, esperti e funzionari hanno accolto l’annuncio con scetticismo, sottolineando l’assenza di prove indipendenti sui dati dichiarati dalla Russia e ipotizzando che i risultati possano essere stati esagerati a fini propagandistici.

Secondo analisti militari, anche se il test fosse avvenuto con successo, restano numerosi interrogativi sull’effettiva efficacia e utilità di un’arma di questo tipo. Un missile a propulsione nucleare richiede manutenzione complessa, presenta problemi di affidabilità e sarebbe facilmente tracciabile dai sistemi di sorveglianza satellitare. Inoltre, la lunga durata del volo aumenterebbe il rischio di incidenti e dispersioni radioattive.

Nonostante i dubbi, il recente test segna un passo importante nella strategia di deterrenza russa. Mosca mira a dimostrare di possedere strumenti in grado di minacciare qualsiasi obiettivo nel mondo, aggirando i sistemi di difesa nemici. La reale operatività del Burevestnik, però, resta tutta da verificare: non è chiaro quante unità siano state costruite, se siano effettivamente pronte per un impiego militare o se il programma rimanga ancora in una fase sperimentale.

Il Burevestnik rappresenta uno dei simboli della nuova corsa agli armamenti, in cui la tecnologia nucleare viene nuovamente messa al centro della competizione strategica globale. L’ultimo test, annunciato con enfasi da Mosca, rilancia la sfida tra Russia e Occidente, ma riapre anche il dibattito internazionale sui limiti della deterrenza e sui rischi di un ritorno a politiche militari sempre più pericolose e imprevedibili.

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