I social sono uno strumento potentissimo per la divulgazione di contenuti: si passa dal make up alle recensioni di ristoranti fino ad arrivare alla scienza. Quest’ultima è una materia che da sempre è stata confinata alle mura dei laboratori ma che oggi supera quei limiti: un video su TikTok di contenuto scientifico riesce a raggiungere più facilmente il pubblico rispetto ad una conferenza universitaria o ai famosi festival.
Questo nuovo fenomeno che rinfresca un campo da sempre così criptico è definito Scienza Pop, abbreviazione di Popular Science; è una vera e propria divulgazione scientifica che utilizza un linguaggio semplice ed esempi d’uso comune per rivolgersi ad un pubblico variegato, usufruendo dei nuovi mezzi comunicativi che la rete offre: podcast, reels di social, video e spettacoli. La Scienza Pop ha permesso di creare sul network una community di appassionati e di curiosi grazie all’accessibilità di concetti complessi attraverso un linguaggio che mette in secondo piano termini tecnici per focalizzarsi su esempi concreti, facilmente comprensibili anche a chi non ha grandi basi nella materia.
Ad avvicinarsi sempre di più alla scienza sono stati i giovani, quest’ultimi sono attratti dalla nuova forma di divulgazione perché non viene vista come una lezione ma come un dialogo che si spoglia dagli aspetti corposi, che si alleggerisce senza però perdere il focus dell’argomento. Importanti sono i temi trattati: i giovani sono sempre più alla ricerca di spiegazioni di argomenti che sentono propri come il cambiamento climatico o la salute.
In Italia, il panorama scientifico sui social si espande sempre di più: divulgatori dividono la scena attraverso i diversi social come TikTok, Instagram e YouTube. Barbascura X, pseudonimo di Andrea Lorenzon è uno dei pionieri del fenomeno Scienza Pop: grazie alla sua ironia, quasi teatrale, riesce ad intrattenere il pubblico con le sue “Pillole di Scienza”, essendo informale ma provvedendo sempre ad argomentare in maniera esaustiva. Un altro nome a spiccare è Andrea Moccia, geologo e fondatore di Geopop noto soprattutto per il suo stile educativo: non si limita a raccontare di eventi scientifici in pochi minuti ma insegna al suo pubblico come comportarsi in caso di emergenze naturali, spiegandone i rischi.
Una delle vere innovazioni che hanno permesso alla scienza di diventare un argomento pop sono le riviste online e i progetti collettivi. Una delle piattaforme più virali in Italia è Geopop, precedentemente nominata. Il progetto unisce il lavoro di scienziati, grafici, comunicatori nella realizzazione di video pillole, articoli, grafiche che accende l’interesse dei giovani. Grazie all’integrazione di strumenti comunicativi rimane una delle piattaforme più stabili di divulgazione scientifica.
I social però sono un’arma a doppio taglio, se sono la scelta migliore per una divulgazione rapida e accessibile, allo stesso tempo è la causa di fake news o notizie sempre meno accurate. Ciò è causato da diversi fattori: il primo è l’algoritmo delle piattaforme che genera una bolla di notizie dove l’utente non riesce ad interfacciarsi con punti di vista diversi, riducendo le probabilità di quest’ultimo ad informarsi a 360 gradi. Un secondo problema sono invece i divulgatori sui social: se è vero che a parlare sono spesso scienziati o persone che svolgono quotidianamente un lavoro legato al mondo della scienza, dall’altro lato sta diventando sempre più facile trovare anche video divulgati da appassionati o da semplici influencer, che potrebbero riportare informazioni errate. Questo andrebbe a generare non solo un circolo di fake news ma alimenterebbe il fenomeno di infodemia: un’epidemia di informazioni. Quest’ultima nasce dalla diffusione rapida e massiccia di notizie che si intrecciano a quelle non verificate o fuorvianti andando a rendere più difficile l’esperienza dell’utente e il suo approccio alla scienza.
Nonostante gli aspetti negativi non c’è dubbio, la Scienza Pop è una vera opportunità perché infonda nelle persone una curiosità critica e vengono stimolate nell’avvicinarsi sempre di più a quel mondo rendendolo protagonista della vita quotidiana delle persone. Però rimane una responsabilità da parte dell’utente nel distinguere tra le informazioni affidabili e le fake news, questo per preservare la scienza e rendere i social educativi, mantenendo viva la divulgazione.
