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Attualità

Attentato a Sigfrido Ranucci: esplosione davanti casa, indagini per metodo mafioso

Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2025 16:13
di Nunzia Masi
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4 Min Read

Un ordigno artigianale è esploso nella notte tra il 16 e il 17 ottobre davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, noto giornalista e conduttore della trasmissione Report su Rai 3, a Pomezia, alle porte di Roma. L’esplosione ha distrutto due automobili, una delle quali appartenente alla figlia del giornalista. Fortunatamente non si registrano feriti. L’attentato è ora al centro di un’inchiesta della Procura di Roma, che procede con l’ipotesi di attentato aggravato dal metodo mafioso.
Secondo i primi rilievi condotti dagli artificieri, l’ordigno sarebbe stato collocato tra il cancello dell’abitazione e una delle auto parcheggiate. Si tratterebbe di un ordigno rudimentale, contenente circa un chilo di esplosivo, con innesco a miccia. L’esplosione ha provocato un forte boato, udito in tutta la zona, e ha causato danni significativi sia alla vettura di Ranucci che a quella della figlia. L’ordigno non era attivabile a distanza né dotato di timer, il che fa pensare a un’intimidazione più che a un tentativo di attentato diretto alla persona.
Ranucci è sotto protezione dal 2021, a seguito di minacce ricevute durante e dopo alcune inchieste trasmesse da Report. Il giornalista ha dichiarato: «Non ho paura, ma ora temo per la mia famiglia». In un’intervista successiva ha aggiunto: «Chi ha fatto questo voleva intimidirmi, far capire che può arrivare fin sotto casa mia. Ma continuerò a fare il mio lavoro».
La solidarietà istituzionale è arrivata immediatamente. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “la più ferma condanna per il vile gesto” e ha rivolto un messaggio di vicinanza al giornalista e alla sua famiglia. Il Presidente della Rai, Marinella Soldi, e l’Amministratore Delegato Roberto Sergio, hanno manifestato “totale sostegno a Ranucci” e ribadito che “ogni tentativo di intimidazione contro la libertà d’informazione è inaccettabile”.
Anche il mondo politico ha reagito con dichiarazioni unanimi. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto un immediato rafforzamento della scorta. La Commissione parlamentare antimafia ha annunciato che convocherà Ranucci in audizione nei prossimi giorni. Tra le voci più autorevoli a esprimere solidarietà anche l’ex conduttrice di Report Milena Gabanelli, il giornalista Roberto Saviano, l’Fnsi e Articolo 21.
Le forze dell’ordine stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona per risalire all’identità degli autori dell’attentato. Al momento, non risultano rivendicazioni.
Il gesto solleva nuovamente il tema della sicurezza dei giornalisti e della tutela della libertà di stampa in Italia, dove – secondo i dati dell’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione – ogni anno decine di giornalisti subiscono minacce, intimidazioni o ritorsioni per il loro lavoro.
In un clima sociale e politico già segnato da tensioni e polemiche sull’informazione, l’attentato a Sigfrido Ranucci appare come un segnale grave, che non può essere sottovalutato. Non si tratta solo di un attacco a un singolo giornalista, ma di un avvertimento alla stampa libera. Sta ora alle istituzioni, alla magistratura e all’opinione pubblica rispondere con fermezza, affinché nessuno debba più temere per la propria vita a causa della verità che racconta.

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