A poco più di un giorno dall’esplosione che ha devastato un casolare in via San Martino, a Castel d’Azzano, emergono dettagli che chiariscono la dinamica dell’accaduto e gettano luce sulle motivazioni dietro l’orribile gesto che ha portato alla morte di tre carabinieri: Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello.
La Procura ha formalmente contestato ai tre fratelli Ramponi – Franco, Dino e Maria Luisa – il reato di strage. Secondo le indagini, non si sarebbe trattato di una tragica fatalità né di un gesto disperato dell’ultimo momento, ma di un’azione premeditata, pianificata nel dettaglio per causare vittime tra le forze dell’ordine intervenute.
Domani è previsto l’interrogatorio di garanzia per Franco e Dino, mentre per Maria Luisa, ancora intubata in terapia intensiva, l’udienza sarà posticipata.
Nel frattempo, è stata disposta l’autopsia sui tre militari, per definire le cause della morte e concludere gli accertamenti legali necessari prima di restituire le salme alle famiglie. I funerali si terranno nella Basilica di Santa Giustina, a Padova, e saranno celebrati in forma solenne.
Secondo gli inquirenti, la casa sarebbe stata trasformata in una vera e propria trappola esplosiva, saturata di gas e disseminata di ordigni artigianali. Almeno cinque bombole di gas sono state ritrovate tra le macerie, insieme ai resti di bottiglie incendiarie. L’innesco, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato collegato all’apertura della porta d’ingresso, attivando l’esplosione al momento dell’irruzione.
Non è la prima volta che i Ramponi cercavano di ostacolare le autorità. Già in passato avevano tentato di saturare la casa di gas per evitare sfratti e pignoramenti, mostrando un atteggiamento ostile nei confronti dello Stato e dei suoi rappresentanti. La tensione era salita nelle settimane precedenti l’intervento, a causa dell’avvicinarsi dello sgombero definitivo dell’immobile, già confiscato anni fa per debiti contratti con una banca.
I fratelli, da tempo in condizioni economiche disperate, vivevano senza luce e gas, e avevano più volte dichiarato l’intenzione di non arrendersi. Avevano contestato la validità del mutuo stipulato anni prima, sostenendo che la firma fosse stata falsificata, e vedevano nello sgombero l’ennesima ingiustizia.
Il bilancio è gravissimo: 27 feriti tra carabinieri, agenti di polizia e vigili del fuoco. Tre di loro restano in condizioni critiche, tra cui la stessa Maria Luisa Ramponi.
Nel frattempo, cresce l’indignazione pubblica. A Castel d’Azzano è prevista una fiaccolata in ricordo dei caduti. Il Governo ha proclamato il lutto nazionale, mentre proseguono le indagini per definire le responsabilità.
Il reato di strage, già formalizzato, potrebbe essere affiancato da ulteriori accuse, come detenzione di esplosivi, crollo doloso e lesioni gravissime. Gli investigatori stanno anche esaminando la documentazione bancaria relativa al mutuo contestato, oltre ad approfondire eventuali precedenti penali e lo stato psicologico dei tre fratelli.
Nel frattempo, il comando dei Carabinieri del Veneto ha allestito una camera ardente per onorare i tre militari caduti nell’adempimento del proprio dovere, mentre l’Italia intera si stringe intorno alle loro famiglie.
Tragedia di Castel d’Azzano: i nuovi sviluppi sull’esplosione mortale
