Dal 3 al 12 ottobre 2025, il Parco San Laise (ex area NATO) di Bagnoli ospita il Napoli PHOTO Festival, decima tappa del prestigioso circuito nazionale FIAF Portfolio Italia, organizzato da Flegrea PHOTO/FIAF e a cura di Luca Sorbo. Un appuntamento che si consolida come punto di riferimento per la fotografia in Campania e nel panorama culturale nazionale, dopo il successo della prima edizione dell’ottobre 2024. Lo scorso anno, infatti, il festival ha registrato una partecipazione significativa sia negli eventi pre-festival tenuti al Museo Villa Pignatelli sia durante le attività ufficiali, come le letture portfolio e i concorsi. Il tema scelto per questa edizione affronta una delle questioni più dibattute e recenti nel mondo della fotografia contemporanea: la transazione dal fotografico al post fotografico. In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale e dalla creazione di immagini generate tramite prompt testuali, ci si chiede cosa rimane della fotografia tradizionale e del suo ruolo.
Come scrive Sorbo “che cosa accade quando alla magia delle impronte di luce si sostituisce la magia dell’algoritmo? Le possibilità del digitale a cui si sono aggiunte quelle dell’intelligenza artificiale stanno minando le caratteristiche del linguaggio fotografico così come le abbiamo conosciute dal 1839 in poi. Possiamo ottenere una fotografia senza utilizzare la fotocamera e senza nessuna azione della luce. Solo utilizzando delle parole, il cosiddetto “prompt”, siamo in grado di produrre qualsiasi tipo di immagine in tutto simile ad una fotografia. Il vero problema, quindi, non è la produzione, ma la fruizione. Non abbiamo più una traccia, un’impronta, ma qualcosa che la evoca in maniera quasi perfetta. La fotografia perde, nell’immaginario collettivo, il suo statuto di certificazione del reale e diventa sintesi di significati collettivi, non più o non solo rappresentazione, ma strumento di conversazione e condivisione. Siamo in presenza di una vera e propria rivoluzione che coinvolge praticamente tutti i campi della nostra vita. Autori come Fountcouberta affermano che questo aprirà nuove possibilità conoscitive e creative, altri denunciano la perdita irrecuperabile di uno strumento creativo che ha caratterizzato gli ultimi due secoli”.
In questo contesto di ridefinizione dell’immagine, trova spazio una riflessione profonda sulla fotografia d’autore, o fotografia Fine Art, che continua a distinguersi per la sua valenza artistica, concettuale e personale. Non è sola rappresentazione della realtà, ma è anche l’obiettivo di interpretarla, plasmarla e desiderio di emozionare. L’autore veste i panni di un artista e l’immagine fotografica si trasforma in un’opera d’arte frutto di una visione, di una poetica, spesso rafforzata dal lavoro di post-produzione con l’obiettivo suscitare emozione e interpretare il mondo attraverso lo sguardo unico dell’artista.
Il Foto Festival quindi ha come scopo quello di proporre mostre facendo sì che ogni artista riesca ad esprimere la propria forma d’arte nelle sue molteplici sfaccettature. Tra le varie iniziative, molto interessante è quella che riguarda Barbara Zanon, fotogiornalista, che presenta anche quest’anno “Al di là dello Sguardo”, un esperimento di narrazione visiva che intreccia realtà e intelligenza artificiale.
Il progetto nasce da una domanda radicale: è possibile raccontare i viaggi estremi dei migranti, viaggi che nessun obiettivo ha mai potuto catturare direttamente per la loro natura pericolosa e invisibile, attraverso immagini generate dall’AI?
La mostra, dopo aver indagato il percorso di chi attraversa il mare in cerca di salvezza e la fragile quotidianità sulle coste italiane, si arricchisce ora di un ulteriore livello di riflessione: l’impaginato di un giornale che presenta quelle stesse immagini, come se fossero vere fotografie.
Quindi, pur non essendo fotografie, le immagini di “Al di là dello Sguardo” evocano la realtà di esperienze segnate dalla sofferenza, dalla speranza e dall’amore. L’AI diventa uno strumento capace di andare oltre il visibile, restituendo un turbamento emotivo e fisico che mette in discussione la nostra fiducia nello sguardo.
Lo scopo della fotogiornalista è quello di creare immagini che oggettivamente nessun reporter avrebbe potuto scattare sul campo per via del contesto. L’obiettivo è innescare una riflessione su quanto sarebbe lecito – in ambito fotogiornalistico – vedere immagini di questo tipo su un giornale. Laddove non esistessero fotografie di un evento che sappiamo aver avuto luogo, sarebbe opportuno per una testata d’informazione utilizzare immagini generate con intelligenza artificiale per descrivere l’accaduto?
Un barcone in mezzo al mare, un naufragio, un gruppo di profughi in balia delle onde, un’operazione di soccorso. Una vicenda verosimile, raccontata con immagini generate dall’intelligenza artificiale, perché fotografarla dal vivo sarebbe stato impossibile per chiunque. Zanon, ovviamente non si è basata sulla sola immaginazione, ma si è ispirata ai racconti sul tema dell’immigrazione che circolano quotidianamente sui media, oltre che ai libri, ai video e alle stesse immagini che, seppur non così ravvicinate, si possono vedere online. Quello che si coglie però in tutte le immagini è l’assenza di autentica sofferenza dei volti, a patto che ci si soffermi davanti a un ritratto per un tempo superiore a quello con cui il pubblico mediamente osserva una fotografia sui social media.
Il lavoro di Barbara Zanon rappresenta, quindi, il doppio volto dell’IA in fotografia: da un lato, strumento espressivo innovativo, dall’altro fonte di potenziali falsificazioni. La sfida per fotografi, curatori e pubblico è educarsi a distinguere, richiedere trasparenza e proteggere l’etica dell’immagine, soprattutto in ambiti delicati come l’informazione.
