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Narrazioni Visive

Pixel che raccontano: l’arte nascosta dei videogiochi

Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2025 10:00
di Jole Quirino
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5 Min Read

I videogiochi, da sempre considerati strumento di puro intrattenimento o un modo alternativo per passare il tempo in solitudine o in compagnia, nascondono in realtà una dimensione artistica. Sono una vera forma di narrazione in quanto diventano uno spazio per raccontare storie, non solo attraverso dialoghi, testi, comuni linguaggi ma ciò che viene mostrato visivamente.

A sottolineare la potenza che i videogiochi hanno acquisito negli ultimi anni, sono i dati provenienti dal rapporto IIDEA (Italian Interactive Digital Entertainment Association): nel 2024 il settore in Italia ha raggiunto un fatturato di circa 2,4 miliardi di euro, con una crescita del 3% rispetto al 2023. Il rapporto dimostra anche come le imprese nel settore e i loro prodotti venduti siano in continuo aumento, con giochi internazionali che nella maggior parte dei casi escono contemporaneamente in più paesi, offrendo fin da subito un’esperienza immersiva nel gioco.

Ma in che modo i videogiochi rappresentano una nuova forma di narrazione? Il punto chiave è la visione del racconto: gli sviluppatori creano degli ambienti partendo da zero, talvolta vengono riprodotti fedelmente spazi reali, sia del contesto storico attuale che periodi storici. La narrazione è supportata anche dall’uso dei colori, luci e dettagli che permettono al giocatore di vivere appieno le emozioni. Colori scuri possono trasmettere malinconia o ansia, mentre tonalità vivaci evocano gioia e incoraggiano a proseguire. Un altro elemento distintivo è la possibilità di vivere la storia in prima persona: il giocatore, attraverso il punto di vista di un personaggio, esplora mondi immaginari, raccoglie informazioni, compie avventure e risolve rompicapi, partecipando attivamente al racconto.

Diversi titoli riescono ad evocare nel pubblico emozioni particolarmente intense. L’acclamato “The Last of Us”, uscito per la prima volta nel 2013 e divenuto ulteriormente famoso in seguito all’uscita dell’omonima serie andata in onda 10 anni dopo il rilascio del videogioco, è un chiaro esempio di come l’ambientazione digitale sia l’elemento portante della nuova forma di narrazione: al suo interno sono disegnate città abbandonate, sommerse ormai dalla natura, suscitando nello spettatore un senso di perdita del controllo umano e la fine di un’epoca. Il contrasto netto tra l’ambiente trascurato e ormai violento e oscuro e i protagonisti, imperfetti ma che possiedono ancora umanità, genera una serie di forti emozioni nel giocare. A sottolineare questo aspetto è il titolo “Life is strange” reso disponibile nel 2015, che aggiunge un elemento unico: durante la storia, le scelte del giocatore possono alterare il racconto predefinito, creando un senso di appartenenza e trasformando la narrazione in un puzzle interattivo da completare.

I dati confermano l’impatto dei videogiochi nella società. Secondo IIDEA, la diffusione di questo medium ha trasformato un passatempo di nicchia in un vero linguaggio culturale di massa, con un’età media di 31 anni e una significativa crescita del pubblico femminile. Il rapporto Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) del 2021, realizzato in collaborazione con IIDEA, mostra come una percentuale significativa di italiani considera i videogiochi come divertenti, coinvolgenti e socializzanti. Circa il 60% ritiene inoltre che possano avere un ruolo educativo e terapeutico, aiutando nella divulgazione scientifica e nello sviluppo di abilità e competenze.

Seppur da lontano i videogiochi possano sembrare qualcosa di così spettacolare e brillante da dover indossare gli occhiali, in realtà il sistema presenta diverse falle che non rendono del tutto stabile il mondo digitale. Sorgono a galla diversi problemi che rischiano di compromettere i videogiochi, uno di questi è la sovrasaturazione estetica: giochi visivamente spettacolari possono avere una narrazione debole, generando quello che viene definito “rischio di disconnessione”, in cui il giocatore ammira la superficie senza percepire la profondità emotiva. L’accessibilità è un’altra sfida: console e PC costosi possono escludere parte del pubblico, limitando la diffusione del messaggio artistico dei giochi.

Nonostante gli altri aspetti della medaglia, ad oggi i videogiochi rappresentano tra le narrazioni visive più potenti del mondo contemporaneo, posizionandosi accanto alla fotografia e alla street art. Possono raccontare storie mostrando ambienti ed emozioni unici e immersivi nel mondo digitale. Il loro futuro dipende dalla capacità di bilanciare bellezza visiva e profondità narrativa, continuando a emozionare i giocatori e a trasmettere messaggi significativi.

TAGGED:CensisIIDEAmondo digitalevideogiochi
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