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Cronaca Nazionale

Caso Marangon, precipitò dopo rito sciamanico: quattro indagati

Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2025 8:56
di Pierluigi Perretta
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4 Min Read
Alex Marangon
Alex Marangon

Quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati per la morte di Alex Marangon, il barman 25enne di Marcon (Venezia) che ha perso la vita nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 2024, mentre partecipava a un rito sciamanico nell’Abbazia di Santa Bona a Vidor, in provincia di Treviso. Gli indagati sono Andrea Zuin e la sua compagna Tatiana Marchetto, gli organizzatori dell’evento, rappresentati dall’avvocato Cesare Dal Maso e due curanderos colombiani, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, difesi dall’avvocato Oscar Palet Santandreu, che avrebbero gestito la liturgia pagana durante la quale sarebbero state assunte sostanze allucinogene proibite in Italia, in particolare ayahuasca. L’ipotesi di reato sarebbe “morte in conseguenza di altro reato”. L’ipotesi sulla quale si indaga è quella di un atto autolesionistico inconsapevole compiuto da Marangon, il quale, privo di controllo su sé stesso dopo aver assunto anche cocaina, si sarebbe gettato da un terrapieno sul greto del fiume Piave, otto metri più in basso. Marangon stava prendendo parte a un raduno spirituale new age dove assunse, secondo quanto stabilito dall’autopsia, un mix di ayahuasca e cocaina, che potrebbero aver provocato nel ragazzo una crisi psicotica. Marangon morì dopo un volo di 15 metri dalla terrazza dell’abbazia. Il corpo del giovane fu ritrovato dopo due giorni, alcune decine di metri più a valle, trasportato dalla corrente del corso d’acqua. I traumi riscontrati, inizialmente attribuiti a un pestaggio, in seguito furono ritenuti dai consulenti compatibili con la caduta sul letto del fiume, in quel punto roccioso e poco profondo. Le ferite sul suo corpo, sempre secondo l’autopsia, erano compatibili sia con il gesto volontario sia con una possibile colluttazione. Il medico legale Antonello Cirnelli aveva segnalato due lesioni sospette all’occhio e al costato non riconducibili alla caduta.

I genitori del 25enne, assistiti dall’avvocato Stefano Tigani, avevano presentato una querela a metà agosto contro i quattro organizzatori e Alexandra Diana da Sacco, moglie del proprietario dell’ex abbazia, per i reati di morte conseguenza di altro reato e cessione di sostanze stupefacenti e una denuncia contro ignoti per omicidio volontario. La procura trevigiana aveva però archiviato il fascicolo relativo a questo tipo di reato, riclassificandolo in morte come conseguenza di altro reato, ossia la cessione di sostanze stupefacenti. Ora quattro persone sono state formalmente indagate con l’ipotesi di morte come conseguenza di altro reato e la procura della Repubblica di Treviso vuole approfondire le circostanze che portarono alla morte il giovane Alex Marangon, il cui corpo fu ritrovato il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave a Vidor (Treviso). Una morte sulla quale, da più di un anno, non si arrendono i genitori, che respingono l’ipotesi di un suicidio, e nemmeno quella di un gesto inconsapevole, una caduta in preda a uno stato alterato. Hanno sempre puntato il dito contro organizzatori e animatori di quella festa, fino a denunciarli anche per omicidio. Vagando intorno all’ex abbazia di Vidor dove si teneva la festa – questa l’ipotesi ritenuta probabile – senza rendersene conto Alex si sarebbe gettato da un terrapieno sul greto del fiume Piave, otto metri più in basso, trovano così la morte.

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