Oggi Napoli è il capoluogo della Campania e la capitale del Mezzogiorno d’Italia. Proprio quest’anno la città celebra i suoi 2.500 anni, un compleanno importante che si intreccia ad altri anniversari legati ad artisti come Roberto De Simone e Pino Daniele, che hanno lasciato un segno indelebile con il loro talento, e a ricorrenze dal richiamo internazionale come il Giubileo. Le celebrazioni principali sono racchiuse nel grande evento Napoli Millenaria, ispirato alla celebre opera teatrale Napoli Milionaria di Eduardo De Filippo, che ha segnato l’avvio delle manifestazioni.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Napoli, prevede oltre 2500 tra eventi, artisti, luoghi, gemellaggi, partnership istituzionali e collaborazioni internazionali, grazie a una programmazione aperta, partecipata e dinamica pensata per coinvolgere attivamente la città. Napoli Millenaria sarà un viaggio attraverso i secoli che toccherà tutto il territorio cittadino e metropolitano, trasformando Napoli in un palcoscenico a cielo aperto. Questo progetto sarà un’occasione irripetibile per la città poiché racchiude l’essenza di un luogo capace di tenere insieme cultura e identità, innovazione e contemporaneità: un modo unico per festeggiare i 2.500 anni della città di Napoli con un viaggio nel tempo tra ricerca e studio delle pietanze, delle tecniche utilizzate per prepararle e infine degustarle. È stato presentato così, da Annamaria Colao, cattedra Unesco dell’Università degli studi di Napoli Federico II, con un’iniziativa intitolata “Gusto e meraviglia dei primi 2500 anni di Napoli“. Il 20 giugno è stata presentata la prima serata di debutto presso il monastero della Regina Coeli di Napoli, durante un convegno internazionale della Federico II, in collaborazione con l’Università di Yale. La cucina napoletana affonda le sue radici nella storia stessa di Napoli, dalle tradizioni del periodo greco-romano alle influenze portate, nei secoli successivi, dalle diverse dinastie che hanno governato la città e il suo territorio. Napoli fu sede stabile di una corte fin dal XIII secolo e la sua tradizione gastronomica si è sviluppata lungo due linee ben definite: una cucina aristocratica e una popolare. Il progetto, sviluppato in collaborazione con storici, archeologi e scuole di cucina, si propone di organizzare diversi eventi dedicati ai 2.500 anni di storia della cucina napoletana in luoghi simbolo della città e ogni piatto offerto sarà presentato con la sua “carta d’identità” storica. Gli eventi dedicati a “Gusto e meraviglia dei primi 2500 anni di Napoli” proporranno menù in cui le pietanze antiche saranno presentate insieme alle versioni più moderne, per apprezzarne le differenze e i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo. Ma i menù proposti terranno conto anche della stagionalità dei prodotti, della loro provenienza e dell’impatto sulla salute.
Tra gli eventi più noti ci sono il Bufala Fest e il Pizza Village, che celebrano uno dei cibi più amati e storici al mondo: la pizza. Un piatto che racconta la storia di una città ma che mostra, soprattutto, l’identità del popolo napoletano.
La storia della pizza, infatti, è molto antica e le sue origini sono incerte. Si ritiene che sia stata inventata in Italia nel IX secolo proprio nel capoluogo partenopeo. All’epoca, era considerata un cibo povero e veniva preparata con ingredienti semplici come olio, sale e formaggio. Con il passare del tempo è diventata sempre più popolare e oggi ne esistono innumerevoli varietà, ognuna con i suoi ingredienti e caratteristiche uniche. Oggi i pizzaioli si divertono a sperimentare nuove tipologie di pizza, utilizzando ingredienti insoliti e accostamenti originali, spesso in dialogo con la cucina tradizionale. La pizza resta un vanto partenopeo e uno dei piatti più amati e iconici nonostante rivisitazioni e innovazioni.
In pochi, però, conoscono davvero la sua storia ultracentenaria. Si tratta di una storia fatta di povertà e ricchezza, nata alle pendici del Vesuvio e capace di conquistare il mondo, fino a diventare un autentico marchio di fabbrica della cucina napoletana e Patrimonio dell’Umanità.
Le prime embrionali forme di pizza risalgono addirittura al Neolitico. Naturalmente non avevano nulla a che vedere con la versione che conosciamo oggi ma fu proprio in quel periodo, con la nascita dell’agricoltura, che si iniziò a cuocere sulla pietra impasti di cereali tostati o pane azzimo, privi di lievitazione. Con il passare dei secoli sono tante le testimonianze, più o meno attendibili, che potrebbero essere riconducibili alla ricetta che tutti conosciamo. Dalle pite degli antichi greci al pane piatto farcito con formaggio e datteri del re persiano Dario il Grande, fino ad arrivare alla versione che più di altre si avvina all’originale. Nel corso del XIV secolo, infatti, si narra che a Napoli si fosse diffusa la “mastunicola”, una vera e propria antenata della pizza odierna: una pizza ante litteram preparata con strutto, pepe, formaggio e foglie di basilico. Grazie all’uso di formaggio di pecora stagionato per oltre sei mesi, era adatta anche a chi non tollerava il lattosio. Una variante che pochi secoli dopo si evolse grazie all’arrivo dalle Americhe del pomodoro. In questo caso si trattava di un impasto a base di farina condita con il pomodoro che gli abitanti del Regno di Napoli avevano l’abitudine di consumare per le strade della città. La pizza al pomodoro, infatti, comparve effettivamente nel Settecento, e l’abbinamento con la mozzarella sarebbe poi ancora successivo poiché pare risalga alla seconda metà del 1800, precisamente al 1889, anno in cui ci fu a Napoli una visita degli allora sovrani d’Italia Re Umberto I e la Regina Margherita.
Tra le tante storie su chi fosse l’inventore della pizza, ce n’è una che è riuscita a mettere d’accordo tutti. La tradizione vuole che Raffaele Esposito, il miglior pizzaiolo dell’epoca, realizzò per i sovrani ben tre pizze ma ad avere particolare successo fu proprio l’ultima, una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico le cui tonalità richiamavano volutamente il tricolore italiano. La sovrana apprezzò così tanto quella pizza da voler ringraziare ed elogiare il pizzaiolo per iscritto. Sentendosi onorato dal gesto Raffaele Esposito diede il nome della Regina al suo capolavoro culinario, che da allora si è diffuso in tutto il mondo con il nome di Pizza Margherita.
Napoli è indiscutibilmente la culla di questo piatto tanto semplice quanto gustoso e preparato con la maestria di intere generazioni di pizzaioli che ne hanno tramandato i segreti dell’impasto fino ai giorni nostri. Grazie agli innumerevoli migranti italiani, che dal Sud Italia si mossero per cercare fortuna altrove, la ricetta di Raffaele Esposito ci mise poco a fare il giro del mondo conquistando i palati in ogni angolo del pianeta e ancora oggi rimane in testa alla classifica dei cibi più amati.
