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Nei guai tiktoker Angelo Napolitano: vendite in nero e fatture false

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2025 11:31
di Pierluigi Perretta
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5 Min Read
Angelo Napolitano
Angelo Napolitano

Tempi duri per l’imprenditore tiktoker Angelo Napolitano. Il 19 febbraio scorso Striscia la notizia dedicò un servizio all’attività delle sue società, con le Iene che denunciarono a tecnica del “doppio listino” praticato a seconda se il pagamento avveniva in contanti oppure con mezzi tracciabili. In seguito, ad agosto, il 47enne era finito nuovamente sotto i riflettori dopo aver preso parte a un video-scandalo con la tiktoker Rita De Crescenzo, girato all’interno del Consiglio Regionale della Campania. Nel video i due cantavano l’inno nazionale sventolando il tricolore nell’ufficio del consigliere regionale Pasquale Di Fenza, esponente di “Azione“, poi espulso dal partito tra le polemiche. Notizia dell’ultim’ora, la Guardia di finanza di Napoli ha sequestrato al tiktoker beni mobili e immobili per quasi 6 milioni di euro (5.740.561 di euro per la precisione). Il provvedimento è stato disposto dalla procura di Nola nell’ambito di un’indagine per fatture false e maxi evasione Iva. Il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza ha notificato un decreto di sequestro preventivo di beni nell’ambito di una indagine riguardante l’emissione di fatture false finalizzate a evasione fiscale.

Angelo Napolitano, 47 anni, è amministratore della “Am Distribution Srl”, società che commercia telefoni cellulari ed elettrodomestici, con sedi a Casalnuovo e a Napoli, col negozio “Napolitano store”, che ha un grande seguito soprattutto su TikTok, dove l’imprenditore è un volto noto, soprattutto per i suoi video. Durante gli accertamenti la guardia di finanza ha scoperto un “giro” di società fittizie e affari in nero: “Le indagini sono relative a una frode all’Iva posta in essere mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, senza applicazione dell’imposta, nei confronti di società “car­tiere” prive di dipendenti e di reale operatività e sistematicamente inadempienti agli obblighi tributari“. In merito al sequestro da parte della Guardia di Finanza, l’imprenditore ha riferito in un messaggio sui social: “Volevo dirvi che le mie attività sono sempre aperte, svolgeremo sempre il nostro lavoro quotidiano come tutti i santi giorni. Sapevo di avere un’indagine addosso e come sempre dimostrerò la regolarità delle mie attività. Ho pienamente fiducia nella giustizia. Io credo nella giustizia come ho sempre fatto, sono dalla sua parte, e farà il suo percorso. Per il resto siamo regolarmente aperti, a breve apriremo un nuovo store a Cardito. Noi lavoriamo e diamo da lavorare”. Come spiegato in una nota del procuratore Marco Del Gaudio, le false fatture erano funzionali a giustificare contabilmente le vendite “in nero” effettuate a privati consumatori a prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli proposti dalla Grande distribuzione organizzata e dalle stesse società produttrici. Le fatture per operazioni inesistenti, senza applicazione dell’imposta, erano emesse nei confronti di società “cartiere” prive di dipendenti e reale operatività, e sistematicamente inadempienti agli obblighi tributari. Spiegano gli inquirenti: “Ad esempio per uno smartphone di ultima generazione, il prezzo proposto al pubblico era inferiore anche di 400 euro rispetto a quelli mediamente praticati sul mercato“. La vendita alla clientela a condizioni illecitamente vantaggiose di telefonini o elettrodomestici tuttavia si concretizzava, spiegano i baschi verdi, solo se il pagamento avveniva in contanti e, preferibilmente, con banconote da 100 euro. In questo caso, al cliente veniva consegnata una “bolletta” priva di validità fiscale (molto simile ad un normale scontrino), elaborata con un apposito software gestionale. Tale “doppia contabilità” permetteva di giustificare l’uscita dal magazzino della merce, monitorare le vendite effettuate e assicurare agli acquirenti l’eventuale sostituzione dei prodotti. La società di Napolitano, che pubblicizzava quotidianamente la propria attività sul social “Tik Tok”, ha così conosciuto, negli ultimi anni, una “esponenziale e anomala crescita del fatturato” passata – precisano gli inquirenti – da 2,2 milioni di euro nel 2017 a 20,8 milioni di euro nel 2023”.  Tra i beni sequestrati su richiesta della procura c’è anche un immobile situato a Napoli, nel quartiere Gianturco, e uno yacht di lusso di 16,5 metri.

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