In tutta Italia si svolge oggi, lunedì 22 settembre 2025, uno sciopero generale che coinvolge numerosi settori pubblici e privati, con particolare impatto sui trasporti, sulla sanità pubblica, sul mondo scolastico e sulla logistica. Lo sciopero, indetto da diverse sigle sindacali di base – tra cui USB, CUB, SGB, ADL Varese, USI‑CIT e ORSA TPL Lazio – sta portando a disservizi diffusi e manifestazioni in molte città italiane. L’iniziativa si pone in netta contestazione contro il riarmo, la guerra, la precarietà lavorativa e l’aggravarsi delle disuguaglianze sociali. Al centro anche un forte appello alla pace in Palestina, in particolare dopo i recenti episodi di violenza nella Striscia di Gaza.
Il settore ferroviario ha subito forti ripercussioni. Il Gruppo FS Italiane ha annunciato ritardi e cancellazioni per tutta la giornata, con adesione allo sciopero dalle 00:00 alle 23:00 (esclusa la Regione Calabria). Le fasce orarie garantite (6.00–9.00 e 18.00–21.00) sono state rispettate solo parzialmente, mentre numerosi treni regionali e a lunga percorrenza sono stati soppressi o hanno subito variazioni. Coinvolte anche Italo e altre compagnie del trasporto passeggeri.
Il trasporto pubblico locale ha registrato stop parziali o totali in molte città: metro, autobus, tram e funicolari hanno viaggiato a singhiozzo. I disagi sono risultati più gravi nei centri urbani maggiori come Roma, Milano, Napoli e Torino, dove la partecipazione allo sciopero è stata alta. Anche il settore taxi ha incrociato le braccia, aderendo alla mobilitazione in molte province.
Anche la sanità pubblica è stata coinvolta nello sciopero, pur nel rispetto della legge che impone la tutela dei servizi essenziali. Le prestazioni urgenti sono state garantite, ma in numerosi ospedali italiani si sono registrate disdette di visite ambulatoriali, interventi programmati rinviati e riduzione del personale in turno. Alcune aziende sanitarie hanno avvisato i cittadini già nei giorni precedenti, invitandoli a verificare la conferma degli appuntamenti.
In particolare, nei grandi nosocomi di Roma, Milano, Bologna, Napoli e Palermo, la presenza del personale è risultata ridotta. Diverse strutture hanno comunicato possibili rallentamenti nelle attività diurne, pur mantenendo attivi i pronto soccorso e i reparti critici come rianimazione e terapia intensiva.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito aveva anticipato la possibilità di disagi nella didattica. L’adesione allo sciopero ha coinvolto sia docenti che personale ATA, con interruzioni delle lezioni in molte scuole pubbliche, soprattutto negli istituti superiori. In diverse regioni, le presidenze scolastiche hanno deciso di sospendere le attività didattiche per l’intera giornata, non essendo in grado di garantire un regolare svolgimento delle lezioni.
Anche il mondo universitario ha visto l’adesione di ricercatori, personale tecnico-amministrativo e studenti, con cortei spontanei e presìdi davanti ad alcune sedi accademiche. Le motivazioni della protesta sono state condivise da varie realtà studentesche che si oppongono al “progressivo smantellamento del diritto allo studio”.
Tra i principali motivi della protesta, secondo i comunicati dei sindacati di base, ci sono la richiesta di un immediato cessate il fuoco in Palestina, lo stop alla spesa militare, l’opposizione a politiche economiche giudicate “austeritarie”, e la rivendicazione di salari più equi, diritti sindacali reali e contratti nazionali stabili.
«Scioperiamo per un lavoro dignitoso, contro il precariato diffuso e per difendere i diritti delle classi popolari», ha dichiarato in una nota l’Unione Sindacale di Base. La mobilitazione assume anche una forte valenza internazionale, con l’appello a una presa di posizione chiara da parte dell’Italia rispetto ai conflitti in corso.
Lo sciopero generale del 22 settembre quindi si configura come una giornata di protesta ad ampio raggio, che intreccia temi economici, sociali e internazionali. Anche se le adesioni sono differenziate a seconda dei settori e delle aree geografiche, il segnale politico inviato dalle piazze appare netto.
Non sono esclusi nuovi momenti di mobilitazione nelle prossime settimane, soprattutto se il governo non aprirà un tavolo di confronto sulle rivendicazioni poste dai sindacati di base.
22 Settembre, l’Italia si ferma.
Sciopero generale contro guerra e precarietà. Trasporti, sanità e scuola in tilt.
