Michele Noschese, dj producer napoletano di 35 anni, è morto nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 luglio a Ibiza in circostanze ancora da chiarire. Ad annunciare la scomparsa di dj Godzi, questo il suo nome d’arte, sono state diverse pagine social di musica elettronica e techno oltre ai numerosi commenti di amici e conoscenti che hanno riservato messaggi per l’artista partenopeo. Secondo una prima ricostruzione il ragazzo era con amici nella sua abitazione dove era in corso una festa quando probabilmente per la musica troppo alta i vicini hanno chiamato la guardia civil che è intervenuta sul posto. Dalle testimonianze raccolte di chi era in quella casa, Michele sarebbe stato percosso dagli uomini della polizia e, successivamente, il corpo dell’uomo, già senza vita, sarebbe stato trasportato da un’ambulanza non in ospedale ma direttamente in obitorio. Le testimonianze sono contenute nella denuncia presentata dal padre del dj e ora verranno vagliate dalla magistratura. Il giovane da anni viveva a Ibiza ma si esibiva anche in tutta Europa, da Londra a Parigi, e anche negli Stati Uniti. Prima di dedicarsi alla musica Michele Noschese si era laureato in economia e aveva trascorsi nel calcio professionistico: aveva rifiutato la serie A Svizzera per lavorare nel mondo della musica. Secondo la ricostruzione data dalla Guardia Civil, la morte di Noschese risale all’alba di sabato 19 luglio, quando gli agenti sono intervenuti dopo una richiesta di intervento per minacce a Santa Eulalia. Dopo le presunte convulsioni, gli agenti avrebbero operato con manovre “cardiopolmonari” fino all’arrivo dei servizi sanitari, “ma senza esito“. Il dj sarebbe stato “sotto effetto di sostanze stupefacenti” e “in preda ad allucinazioni” quando sabato mattina, dalla sua abitazione in Santa Eulalia, a Ibiza, avrebbe minacciato “un vicino in avanzata età con un coltello“. Questa è la versione fornita dalla Guardia Civil di Palma de Mallorca relativa ai momenti che hanno preceduto la morte dell’uomo. Secondo la Guardia Civil, “gli agenti hanno tentato di contenere l’aggressore, momenti nei quali Noschese ha cominciato ad avere convulsioni“: avrebbero poi tentato di rianimarlo senza esito. La morte del dj sarebbe quindi avvenuta sul posto per arresto cardiaco. La Guardia Civil, che non ha ancora reso noti i risultati dell’autopsia, ha aperto un’inchiesta il cui risultato “sarà consegnato all’autorità giudiziaria competente“.
Il padre, che è un medico, ha dichiarato: “Lo hanno preso a bastonate”, denunciando: “L’autopsia è stata fatta in modo frettoloso”. Poi ha annunciato l’arrivo di un perito di parte e di una battaglia legale per ottenere chiarezza e giustizia. “Mi hanno raccontato che mio figlio è stato legato mani e piedi, in posizione di sottomissione, e malmenato in maniera energica dalla polizia, quando era rimasto da solo in casa. Talmente tanto energica che non è stato necessario il trasferimento in ospedale, bensì direttamente in obitorio“. A raccontarlo è Giuseppe Noschese, noto medico napoletano, padre di Michele. “Mi è stato comunicato dagli amici di mio figlio – ha riferito il padre – e mi sono precipitato a Ibiza la sera del 19. Mi hanno detto che stavano facendo una festa con musica, bevevano qualcosa, e i vicini hanno chiamato la polizia per degli schiamazzi“. Gli agenti, poi, avrebbero sospeso la festa – secondo il racconto – e chiuso Michele Noschese in casa, immobilizzato per l’arresto, ma malmenato secondo i testimoni, fino alla morte. Fonti ufficiali parlano di un decesso per arresto cardiaco successivo a crisi epilettiche. “Le indagini sono in corso – ha spiegato Giuseppe Noschese, dopo aver presentato un esposto – la Farnesina con la sua rappresentanza consolare di Barcellona è tanto vicina ed ha agevolato il burocratismo. Alle 15.30 arriva il Console generale. Ieri è già stata eseguita l’autopsia, mentre il nostro perito di parte oggi chiederà un’integrazione diagnostica a ciò che l’esame autoptico ha messo in evidenza ieri“. Giuseppe Noschese ha aggiunto che “siamo speranzosi di avere giustizia per Michele. Non vogliamo né vendetta né colpevoli, ma solo una spiegazione plausibile a quanto accaduto. Vogliamo capire come mai mio figlio, che godeva di ottima salute, è morto così, senza una spiegazione. Poi, terremo il nostro cuore più in pace di come lo abbiamo attualmente“.
