Dopo anni di indagini minuziose coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotte dalla Squadra Mobile di Napoli con l’ausilio di personale del Commissariato Ponticelli, si è chiuso il cerchio attorno agli esecutori di tre delitti che hanno scosso Napoli. Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli la Polizia di Stato ha arrestato sei persone “gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di omicidio doloso aggravato dal metodo mafioso e porto abusivo di armi da fuoco in luogo pubblico“. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea. Le indagini svolte da Squadra mobile e Commissariato di Ponticelli hanno permesso di ricostruire tre omicidi, commessi tra il 2016 e il 2018 da affiliati al clan camorristico Schisa-Minichini, all’epoca dei fatti operante nel Rione De Gasperi del quartiere Ponticelli e alleato con il clan Rinaldi-Reale di San Giovanni a Teduccio. Gli omicidi, secondo quanto ricostruito, sono maturati nell’ambito di una faida tra il clan Schisa-Minichini e i loro ex alleati del clan Sarno, a seguito della scelta, operata da alcuni esponenti di spicco del clan Sarno, di intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia.
Tutte le vittime dell’indagine sono state uccise in casa o in prossimità della loro abitazione e con estrema ferocia. Mario Volpicelli aveva 53 anni e per tutti era un marito, un padre e un nonno esemplare. Nessun guaio con la giustizia, incensurato, la sera del 30 gennaio del 2016 venne raggiunto dai sicari mentre rientrava a casa dopo aver fatto la spesa. Già allora per gli inquirenti le motivazioni di quell’esecuzione andavano ricercate nelle sue parentele “scomode“: sua moglie era sorella di Ciro e Giuseppe Sarno, ex boss di Ponticelli diventati collaboratori di giustizia con deposizioni cariche di tensione nei processi a carico di esponenti dei clan più temibili della zona orientale, ed era zio di un killer del clan De Micco. Giovanni Sarno, 54 anni, era fratello di Giuseppe e Ciro. Venne ammazzato con due colpi di pistola alla testa mentre dormiva, a letto, dentro casa sua in via Angelo Camillo de Meis a Ponticelli il 7 marzo 2016. Una citofonata anonima avvertì i parenti a notte fonda. Anche per il suo omicidio la motivazione fu da subito ricercata dagli inquirenti in quella parentela tanto stretta quanto scomoda con i due pentiti di camorra. Salvatore D’Orsi, 29 anni, per gli inquirenti era uno spacciatore vicino al clan De Micco di Ponticelli. Come negli altri due casi, venne ucciso vicino casa, il luogo che per lui avrebbe dovuto essere più sicuro. Un messaggio chiaro e inequivocabile. Colpito da numerosi proiettili, la sua agonia durò ore. Spirò in ospedale il 13 marzo 2018. Le indagini, fondate anche sulle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia – spiegano gli inquirenti – hanno consentito di documentare come “i predetti omicidi siano maturati nell’ambito di una forte contrapposizione venutasi a creare tra il clan Schisa/Minichini e i loro ex alleati del clan Sarno, in seguito della scelta, operata dai principali esponenti di quest’ultimo sodalizio, di intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia“.
