Oggi, sabato 26 aprile 2025, il mondo intero si è fermato per rendere omaggio a Papa Francesco, scomparso lunedì 21 aprile all’età di 88 anni a causa di un ictus. I funerali solenni si sono svolti in Piazza San Pietro, gremita da oltre 200.000 fedeli provenienti da ogni angolo del pianeta. La cerimonia è stata presieduta dal cardinale decano Giovanni Battista Re, con la concelebrazione di circa 5.000 tra cardinali, vescovi e sacerdoti.
Fin dalle prime luci dell’alba, migliaia di persone hanno affollato via della Conciliazione e le aree circostanti. La bara del Pontefice, in legno semplice come da sua volontà, è stata accolta da un lungo applauso al suo arrivo sul sagrato della basilica. Alle 10 in punto, un minuto di silenzio ha preceduto l’inizio della funzione, sottolineando il profondo rispetto e la commozione dei presenti.
Oltre 160 delegazioni ufficiali partecipano alle esequie, tra cui spiccano il presidente argentino Javier Milei, il presidente statunitense Donald Trump con la moglie Melania, il presidente francese Emmanuel Macron con la consorte Brigitte, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il principe William in rappresentanza del Regno Unito e il presidente italiano Sergio Mattarella.
Al termine della messa, intorno alle 11:30, il feretro di Papa Francesco partirà in corteo verso la basilica di Santa Maria Maggiore, lungo un percorso di circa 4 chilometri che attraverserà luoghi simbolici della città eterna, come Piazza Venezia, Via dei Fori Imperiali e il Colosseo. L’arrivo è previsto intorno alle 12:00, dove la bara sarà accolta da un gruppo rappresentativo di poveri, migranti, detenuti e persone transgender, in linea con l’attenzione del Papa verso gli ultimi.
Contrariamente alla tradizione, Papa Francesco ha scelto di essere sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, diventando il primo pontefice dal 1903 a riposare fuori dal territorio vaticano. La cerimonia di sepoltura, a porte chiuse, sarà presieduta dal cardinale camerlengo Kevin Farrell.
Il cardinale Giovanni Battista Re ha tenuto l’omelia per omaggiare le imprese del deceduto pontefice. Ha ringraziato tutti i presenti per essere giunti per un ultimo saluto al pontefice. Ha nominato la messa pasquale, dove il papa ha voluto benedire la folla nonostante le critiche condizioni di salute e ha voluto scendere in piazza con la papa-mobile. Il cardinale omaggia papa Francesco, grazie alla sua esperienza pregressa nella compagnia dei gesuiti. La scelta del suo nome ha rispecchiato i suoi ideali di umiltà e la sua forma di guida pastorale, avendo istaurando un contatto diretto con persone e popolazione desideroso di essere vicino e tutti, e in particolare agli ultimi e agli emarginati. E’ stato un papa in mezzo alla gente e attento al nuovo che emergeva nella società. Con il suo linguaggio ricco di metafore ha cercato di illuminare il mondo con le parole del vangelo, spingendo a vivere le difficoltà da cristiani. Si è donato nel confortare e incoraggiare con un messaggio capace di arrivare al cuore delle persone in modo semplice e immediato. Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo pontificato, diffondendo la gioia del vangelo. Filo conduttore della sua missione è stato anche che la chiesa è una casa per tutti, una casa dalle porte sempre aperte. Ha rappresentato una chiesa determinata a prendersi cura delle persone e dei grandi affanni del mondo contemporaneo, una chiesa capace di abbassarsi ai drammi quotidiani. Dei suoi 47 viaggi apostolici resterà nella storia quello in Iraq nel 2021, la visita apostolica è stata un balsamo per le povere persone sofferenti per l’attacco dell’ISIS. Ha sempre messo al centro il vangelo della misericordia, sottolineando che Dio non si stanca mai di perdonare. Per questo volle subito il Giubileo straordinario della Misericordia. Ha parlato della cultura dell’incontro, della solidarietà. Ha richiamato l’attenzione sui doveri e sulla responsabilità nei riguardi della casa comune. Di fronte all’infuriare delle guerre di questi anni, papa Francesco incessantemente ha elevato la sua voce implorando la pace, invitando alla ragionevolezza e all’onesta trattativa per trovare soluzioni possibili, perché diceva che la guerra è solo morte di persone, distruzione di case, ospedali e scuole, la guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente, essa è per tutti sempre una dolosa e tragica sconfitta. Costruire ponti e non musi è un’esaltazione che ha più volte ripetuto. Infine, il cardinale ha ripetuto ciò che il papa ribadiva sempre alla fine dei suoi discorsi e dei suoi incontri professionali “Non dimenticatevi di pregare per me”, e continua dicendo “Ora, caro papa Francesco, chiediamo a te di pregare per noi e ti chiediamo che dal cielo tu benedica la chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di dio ma idealmente anche con l’intera umanità che cerca la verità con cuore sincero e che tiene alta la fiaccola della speranza”. Con questa bellissima preghiera il cardinale conclude l’omelia.
