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Attualità

Ricerca sull’uso eccessivo di Internet: il cervello invecchia di 10 anni

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2025 18:55
di Annalaura Sorrentino
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4 Min Read

L’Università della British Columbia, in Canada, e l’Università del Texas, hanno condotto una ricerca sull’uso del cellulare e di Internet, e di come esso influenza le sinapsi celebrali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pnas Nexus e ha coinvolto 400 persone di età media 32 anni. In sostanza, è stato chiesto ai partecipanti di scaricare un’applicazione che impedisse l’uso di internet sul cellulare, lasciando la possibilità di effettuare chiamate e inviare messaggi. Dopo due settimane, gli è stato chiesto compilare un questionario per verificare il benessere mentale e la funzionalità celebrale, questionario che i partecipanti avevano compilato anche all’inizio del test. I risultati si sono rivelati incredibili: lo screentime è passato da 314 a 161 minuti al giorno. Gli effetti positivi si sono rivelati molteplici, ma il dato più sbalorditivo è quello sulla concentrazione: la  cosiddetta “attenzione sostenuta”, ovvero la capacità di concentrarsi su un solo argomento, è migliorata fino a diventare l’equivalente di una persona di dieci anni più giovane.

Talvolta è difficile rendersi conto di quanto l’uso spropositato – o forse dovremmo dire l’abuso – di internet e dei social network influenzino la quotidianità. Quali sono quindi gli effetti collaterali?

Uno degli effetti più evidenti è la difficoltà nel mantenere la concentrazione. Il flusso continuo di notifiche, aggiornamenti e stimoli digitali porta molte persone a sviluppare un’attenzione frammentata, rendendo sempre più complicato focalizzarsi su un unico compito per un periodo prolungato. Questo fenomeno è particolarmente evidente tra i giovani, che spesso faticano a leggere testi lunghi o a concentrarsi sullo studio senza distrazioni.

Anche la memoria sta subendo dei cambiamenti. L’abitudine a delegare ai dispositivi digitali la memorizzazione di informazioni riduce la nostra capacità di ricordare dati in modo autonomo. Questo fenomeno, definito “amnesia digitale”, porta a una maggiore dipendenza dalla tecnologia, con un impatto sulla memoria a lungo termine.

A livello neurologico, studi scientifici dimostrano che l’uso eccessivo di internet può influenzare la struttura e la funzionalità del cervello, in particolare le aree legate alla memoria e all’attenzione. Questi cambiamenti possono alterare il modo in cui elaboriamo le informazioni, rendendoci meno inclini a processi di pensiero complessi e approfonditi.

Un altro aspetto preoccupante è la possibilità di sviluppare una vera e propria dipendenza da smartphone e internet. L’uso compulsivo di questi strumenti può alterare l’equilibrio dei neurotrasmettitori nel cervello, influenzando il benessere emotivo e portando a sintomi come ansia, stress e difficoltà nel gestire il tempo libero senza dispositivi digitali. Fortunatamente, studi dimostrano che questi effetti possono essere mitigati attraverso strategie mirate, come la terapia cognitivo-comportamentale.

Infine, l’impatto della tecnologia sugli adolescenti è particolarmente rilevante. L’uso eccessivo di schermi e social media può compromettere lo sviluppo di abilità cognitive fondamentali, come la capacità di lettura, scrittura e ragionamento complesso. Inoltre, è stato osservato un aumento di problemi psicologici, come disturbi del sonno, ansia e depressione, spesso legati all’iperstimolazione digitale e alla costante connessione ai social.

L’avvento degli smartphone ha semplificato molto la vita umana, rendendo facili e accessibili a tutti funzioni che prima erano considerate complesse. Insieme a questa semplificazione, però, è giunta un’eccessiva e continua condivisione di informazioni, che richiede un dispendio energetico notevole. Il nostro cervello è davvero adatto a questo tipo di sforzo? Gli studi ci suggeriscono di no.

In conclusione, l’uso consapevole e limitato del cellulare può portare ad un miglioramento del benessere mentale, continuando però ad usufruire dei vantaggi a cui siamo ormai abituati.

 

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