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Attualità

Cancro prostata, speranze di sopravvivenza con darolutamide

Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2025 8:42
di Pierluigi Perretta
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6 Min Read
Tumore della prostata
Tumore della prostata

Il tumore della prostata è il secondo più comune negli uomini. Solo il 30% dei pazienti con diagnosi di mHspc sopravvive 5 anni e oltre dopo la diagnosi. La maggior parte dei pazienti presenta progressione al tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCrpc), una malattia con sopravvivenza a lungo termine limitata. “Nel 2024, in Italia, sono state stimate circa 40.100 nuove diagnosi, che pongono il tumore della prostata come il più frequente negli uomini nel nostro Paese – spiega Orazio Caffo, direttore Oncologia all’ospedale Santa Chiara di Trento – Ogni persona colpita dalla malattia richiede un approccio terapeutico personalizzato“. Nei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHspc) ad alto e basso volume, darolutamide più terapia di deprivazione androgenica (Adt) ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPfs) del 40% e del 70% rispettivamente, rispetto a placebo più Adt. Sono i nuovi dati di sottogruppo dello studio di fase 3 Aranote presentati all’Asco Gu Congress 2025, l’American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancer Symposium in corso fino al 15 febbraio a San Francisco, California. I risultati dello studio Aranote presentati al Congresso Esmo 2024 hanno mostrato che darolutamide più Adt ha ridotto significativamente il rischio di progressione radiologica o di morte del 46% rispetto a placebo più Adt (HR 0,54; CI 95% 0,41-0,71; P<0,0001), nei pazienti con mHspc. L’incidenza globale degli eventi avversi è risultata bassa e simile nei gruppi di trattamento e nei sottogruppi ad alto e basso volume e coerente con la popolazione globale.

“I benefici di darolutamide, in associazione a terapia ormonale e a chemioterapia erano già stati evidenziati nei pazienti con tumore della prostata metastatico ormonosensibile nello studio di fase 3 Arasens. Gli ulteriori risultati dello studio Aranote, presentati al Congresso Asco Gu di San Francisco, mostrano il grande valore di darolutamide associato alla sola terapia di deprivazione androgenica, indipendentemente dal volume di malattia (alto o basso che sia). La combinazione con darolutamide non solo migliora il controllo della malattia ritardandone la progressione, ma salvaguarda anche la qualità di vita con un profilo di tossicità molto limitato, aspetto fondamentale per i pazienti colpiti dalla neoplasia in fase metastatica. Ci auguriamo che l’approvazione regolatoria della combinazione di darolutamide associata alla sola terapia di deprivazione androgenica sia rapida, in modo da poter avere a disposizione un’arma in più, efficace e ben tollerata“, ha aggiunto Orazio Caffo. Sul tema è intervenuto anche Fred Saad, professore e presidente Surgery and Director of Genitourinary Oncology all’University of Montreal Hospital Center (Chum), e investigatore principale dello studio Aranote: “I risultati più recenti dello studio Aranote, in aggiunta a quelli rilevati nello studio Arasens, forniscono un’ulteriore prova della grande efficacia e del profilo consistente di sicurezza di darolutamide più Adt nel tumore della prostata ormonosensibile metastatico ad alto e basso volume, sia con docetaxel che senza. Questi dati importanti rafforzano il potenziale di darolutamide come opzione terapeutica fondamentale per i clinici, offrendo, una volta approvato, la flessibilità nel personalizzare le cure con o senza chemioterapia, affrontando le diverse esigenze dei pazienti con tumore della prostata“. Nello studio Aranote, gli eventi avversi legati al trattamento sono risultati bassi e simili nei sottogruppi ad alto e basso volume, coerenti con la popolazione globale. “La nostra missione – afferma la vicepresidente esecutivo, Global Product Strategy and Commercialization e Membro del Pharmaceuticals Leadership Team di Bayer, Christine Roth – è focalizzata sulla trasformazione della cura del tumore della prostata e sul miglioramento dei risultati dei pazienti in tutti gli stadi della malattia. Le evidenze sempre più corpose di darolutamide sottolineano il suo significativo potenziale nel rispondere alle diverse esigenze dei pazienti affetti da tumore della prostata. Questo comprende non solo il miglioramento della sopravvivenza e il significativo rallentamento della progressione della malattia, ma anche la sicurezza che i pazienti possano continuare le attività di tutti i giorni con una minima interferenza di altri farmaci“.

Altri dati presentati ad Asco Gu 2025 riguardano un’analisi di sottogruppo per età dello studio di fase 3 Arasens e un’ulteriore analisi dei dati real-world, sia nei pazienti con mHspc con risposta positiva a darolutamide in combinazione con Adt che con docetaxel per i principali endpoint clinici rilevanti. I dati su 1.305 pazienti con età tra 41 e 89 anni hanno mostrato che quelli con mHspc hanno beneficiato di darolutamide in combinazione con Adt e docetaxel, indipendentemente dall’età (<75 anni e ≥75 anni). Miglioramenti consistenti sono stati osservati nella sopravvivenza globale, nel tempo allo sviluppo di Crpc e nel tempo all’inizio della terapia successiva. Darolutamide è stato ben tollerato. Inoltre, un’analisi retrospettiva di coorte della triplice terapia con inibitori della via del recettore degli androgeni ha riscontrato che la terapia con darolutamide, Adt e docetaxel ha ridotto la probabilità di interruzione del trattamento, di progressione a mCrpc e a un maggior numero di pazienti con risposta Psa rispetto ad abiraterone più Adt più docetaxel. Darolutamide, inibitore orale del recettore degli androgeni (ARi), e quindi della crescita delle cellule tumorali prostatiche, sviluppato congiuntamente da Bayer e Orion Corporation, un’azienda farmaceutica finlandese, è già approvato nel’mHspc, in combinazione con Adt e docetaxel, in più di 80 Paesi nel mondo.

TAGGED:Christine RothdarolutamideFred SaadOrazio Caffotumore della prostata
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