I dati dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni presentato dall’associazione nazionale dei Costruttori Edili a Roma mostra che, per 10 milioni di famiglie, quelle con reddito fino a 24 mila euro, l’acquisto di una casa è insostenibile nelle grandi città e per i più fragili anche l’affitto è troppo caro. Il 2024 si sta configurando come un anno di transizione per il mercato immobiliare residenziale. Tuttavia, sarà necessario attendere i dati del quarto trimestre per confermare definitivamente un possibile arresto del calo delle compravendite, che ha caratterizzato l’intero 2023. La graduale ripresa delle transazioni immobiliari registrata nel secondo e nel terzo trimestre del 2024 (+1,2% e +2,7% rispettivamente su base annua), infatti, non è stata sufficiente a compensare il dato negativo dei primi mesi dell’anno. Di fatto, nei primi nove mesi del 2024, il mercato ha registrato ancora una contrazione del -1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I primi segnali di ripresa sono stati certamente influenzati dalla politica monetaria adottata dalla BCE, che a partire da giugno 2024 ha ridotto per ben quattro volte i principali tassi di riferimento, abbassandoli complessivamente di un punto percentuale. Questo intervento ha avuto un impatto positivo sui mutui per l’acquisto della casa, che rappresentano il 41% delle transazioni immobiliari.
Dai dati dell’indice di accessibilità per l’acquisto, che emergono dall’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni presentato dall’associazione nazionale dei Costruttori Edili a Roma, si evidenzia che per pagare il mutuo si arriva a spendere la metà del proprio reddito, per i meno abbienti anche oltre i due terzi. Nei capoluoghi, l’acquisto di un’abitazione per le famiglie meno abbienti (primo quintile di reddito), nel 2022 la città meno accessibile è Milano per l’82,9% seguita da Roma 61,4% e Firenze +61%. Per le famiglie in fascia ‘grigia’ (secondo quintile di reddito) Milano è sempre in cima per il 54,1%, al secondo posto Napoli 41,2% e il terzo gradino è Firenze per il 41,1% delle famiglie. Lo studio afferma che anche l’affitto, nelle grandi città, è fuori dalla portata per le famiglie delle categorie più fragili. Per pagare l’affitto si arriva a spendere quasi la metà del proprio reddito, per i meno abbienti anche oltre. Per i meno abbienti sul podio delle città inaccessibili c’è ancora una volta Milano per il 70,8% seguita da Roma, 62,4% e Firenze per il 59,2%.
Ance e Confindustria sostengono che la risposta al Piano Casa, per trovare soluzioni abitative a un costo sostenibile per le diverse categorie di redditi, sia quella di sviluppare un modello di intervento pubblico-privato basato su tre proposte. Semplificazioni urbanistiche e amministrative, misure fiscali, sviluppo di strumenti finanziari e di garanzia che rendano possibile la partecipazione all’investimento dei privati. Secondo i dati Ance, nel 2024 l’edilizia abitativa nel 2024 cala del 5,2% e le previsioni per il 2025 sono di un ulteriore calo del 7%, in un settore, quello delle costruzioni, attraversato da forte incertezza e a rischio crisi dal 2028 quando saranno finiti i fondi del Pnrr. “C’è tanto da fare per questo Paese, c’è l’emergenza della casa, c’è da intervenire sul nostro fragile territorio – aggiunge il presidente Ance -. Questi sono i principali asset sui quali noi chiediamo di cominciare a lavorare per il futuro, per il dopo Pnrr”.
