Alcuni videogiochi hanno delle ambientazioni impressionanti, che continuano a generarsi automaticamente anche dopo ore di gioco. Talvolta è proprio la grafica di questi ambienti a spingere un determinato gameplayer a scegliere un videogioco piuttosto che un altro, perché questo elemento aggiunge un’accezione artistica vera e propria.
Sin dagli albori di questa forma di intrattenimento, si è cercato di pareggiare la narrazione alla qualità. Il primo aspetto che è stato tenuto in considerazione sono i colori: basti pensare alla celeberrima Nintendo, che ha generato un’ambientazione perfetta e coerente, ovvero la famosa Isola dei Funghi, con i suoi colori pastello e la disposizione ben definita. Anche l’aspetto musicale contribuisce a definire l’ambientazione. Si adatterà ad ogni momento della storia, accompagnando il giocatore attraverso la narrazione.
Un altro elemento chiave è il tempo atmosferico, che potrebbe sembrare una banalità, ma condiziona molto la percezione dell’ambientazione. Un tempo cupo e grigio nei videogiochi horror, un sole splendente in videogiochi d’avventura, o magari nei finali a lieto fine. Talvolta sono aspetti a cui non si fa caso, ma che in un modo o nell’altro modificano la percezione.
E poi ci sono gli spazi, che rappresentano uno degli aspetti più complessi. D’altronde la loro costruzione non è affatto semplice: dietro di essa ci sono varie figure con competenze diverse, tra architettura, percezione visiva, scenografia. Una delle professionalità più importanti in questo ambito è sicuramente il visual development artist, colui che immagina e struttura le architetture prima che diventino definitive. E’ un processo complesso, che richiede immaginazione, ma anche osservazione, misura e narrazione.
Ogni videogioco, a seconda del genere, svolge una funzione diversa, e a seconda di essa vengono progettati gli spazi: ad esempio un momento di combattimento avrà bisogno di spazi più ampi e zone di copertura, una sequenza narrativa dovrà avere delle inquadrature che evidenziano determinati significati, un videogioco di esplorazione ha bisogno di elementi di lettura molto chiari. E’ importante quindi che il visual development artist comprenda prima come un ambiente debba funzionare, e poi il suo aspetto.
Ci sono tanti altri aspetti da tenere in considerazione, come le linee di vista, i choke points, le silhouette volumetriche, le zone filtro, per poi arrivare al dressing, che è il momento in cui un luogo viene definito: si aggiungono i colori, gli oggetti, i rumori, tutti gli elementi che danno personalità all’ambientazione. Questa fase non è soltanto estetica, ma è narrativa, perché racconta l’identità del luogo.
Sono numerosi i videogiochi in cui le ambientazioni hanno lasciato il segno. E’ il caso dei Soulsborne, che nonostante possano suscitare delle antipatie tra i giocatori, è innegabile che la costruzione delle ambientazioni abbia lasciato il segno dell’industria contemporanea, facendo arrivare FromSoftware sulla vetta di questa industria. Anche Cyberpunk 2077 suscita opinioni contrastanti, però le ambientazioni di Night City continuano a materializzarsi davanti al giocatore anche dopo ore di gioco. Infine c’è Hyrule – The Legend of Zelda, che Nintendo ha reso l’assoluta protagonista della saga, facendola passare per ambientazioni più oscure e crepuscolari.
Insomma, le ambientazioni costituiscono la componente artistica dei videogiochi. E’ l’elemento che dona personalità, che lo caratterizza. Quando l’ambientazione è ben fatta, il giocatore si muove fluidamente in essa, senza neanche rendersene conto.
