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Steve McCurry: una luce sulle ombre

Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2026 11:15
di Annalaura Sorrentino
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6 Min Read

Sarà indubbiamente capitato a molti di imbattersi nella foto di una ragazzina afgana con una stoffa rossa ad incorniciarle il volto e gli occhi sgranati di un verde intenso, che fissano l’obiettivo come se ne fossero spaventati. Quella foto è forse la più celebre di Steve McCurry, uno dei fotografi più conosciuti della contemporaneità. Le sue immagini hanno attraversato il mondo, e lo ha fatto anche la sua fotocamera, passando dalla sua amata India, all’Afghanistan, Pakistan, Libano, Filippine e molti altri luoghi. Oltre ad andare da un luogo all’altro è passato anche da un genere all’altro, come la street photography, la fotografia urbana o il ritratto. L’interesse principale di McCurry però è uno: le persone.

Anche nella fotografia di guerra, con la quale ha iniziato la sua carriera durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, la sua fotocamera si sofferma sui volti, e sugli effetti che la guerra ha su di essi. Il suo obiettivo è cogliere il momento di verità in cui il soggetto dimentica di essere immortalato. <<Se sai aspettare>>, disse, <<le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto>>.

Guardando le sue fotografie è facile evincere questo aspetto. Una delle più celebri è Boy in Mongolia, presentata alla sua mostra Terre Alte del 2018. La sua intenzione era quella di mostrare l’effetto del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo e la forza di questi popoli. La foto ritrae un bambino mongolo con un grande copricapo sulla testa. Nonostante i colori forti, è una rappresentazione di grande fragilità.

Un’altra foto che si potrebbe definire storica risale al 1991 e si intitola Camels and oil fire, scattata a Kuwait. Rappresenta tre cammelli in uno sfondo apocalittico, quello di un incendio petrolifero di grande impatto. Le fiamme si presentano maestose e distruttive, con l’intento di comunicare gli effetti della Guerra del Golfo (o della guerra in generale) sull’ambiente e sugli animali.

Un luogo che è sempre stato un pozzo da cui attingere per la carriera di McCurry è stata l’India. Ha sempre preferito che i protagonisti delle sue foto fossero persone comuni, spesso in contesti di povertà e disperazione, e in India ha trovato terreno fertile. L’aspetto a cui lui tiene particolarmente è la resilienza di queste persone, il modo in cui riescano a trovare la felicità anche dove non c’è.

In questa prospettiva è emblematica la foto intitolata Holi Man, che riesce subito a lasciare il segno. Ritrae un momento gioioso dell’Holi Festival di Mumbai. Una folla di uomini coperta di polvere rossa sostiene un uomo rivestito invece di verde, che guarda verso il cielo con un sorriso smagliante. Nient’altro che pura gioia, è questo che comunica l’immagine, che si può trovare anche in luoghi in cui non c’è molto da gioire.

Sempre raffigurante l’India è Boy in mid-flight, che viene scatta nel 2007 a Jodhpur. Mostra un ragazzino sospeso a mezz’aria tra le strette vie della città, mentre le pareti con colori contrastanti creano un grande dinamismo. Anche questa volta, McCurry ha catturato l’attimo perfetto, in cui il bambino, in un momento di gioia, salta. Le mani rosse su una delle pareti rappresentano un simbolo di protezione.

Anche la sua foto più famosa e già menzionata, Ragazza Afgana, merita un approfondimento. La foto fu pubblicata sulla copertina di National Geographic, e raggiunse una fama notevole, evento raro per il mondo della fotografia. Il fotografo fu subito colpito dalla ragazza, che all’epoca aveva 12 anni, e per evitare di farla sentire in soggezione fece prima qualche scatto alle sue compagne. Lo sguardo della ragazza colpisce subito, ed è diventato un simbolo del popolo afghano e della loro determinazione e dignità. L’identità della ragazza rimase sconosciuta per 15 anni, finché nel 2002, con una troupe di National Geographic, giunse di nuovo in Afghanistan e la ritrovò. Secondo le sue dichiarazioni, il volto della donna era ormai segnato dalle rughe, ma trasmetteva sempre la stessa profondità. Oggi si può ammirare anche la foto del suo viso segnato dall’età.

Un altro paese da sempre caso al fotografo è proprio il nostro. Steve McCurry ha da sempre amato molto l’Italia. Nel 2020 ha pubblicato un video per omaggiare il coraggio degli italiani davanti alla pandemia di Covid19. <<Avrai tu l’universo, resti a me l’Italia>> ha scritto. All’interno del video mostra meravigliosi paesaggi toscani, ritratti di contadini, stradine caratteristiche, e realizza un magnifico ritratto della nostra penisola.

In qualsiasi contesto Steve McCurry scelga di operare, la sua missione resta di un’importanza fondamentale. Sceglie di essere dalla parte degli ultimi, di portare alla luce persone, eventi e situazioni che altrimenti resterebbero nell’oblio della loro piccola realtà. Sarebbe interessante sapere se i soggetti da lui raffigurati siano consapevoli di quante persone hanno fatto commuovere.

TAGGED:fotografiafotografia di guerraSteve McCurrystreet photography
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